UE e docenti di sostegno precari: scatta l'ora della verità
La Corte di Giustizia valuta l'abuso sui contratti a termine. Per 122.000 insegnanti si aprono le porte alla stabilizzazione e ai rimborsi.
La vertenza tra Italia e Bruxelles entra nella fase decisiva. Sotto accusa la reiterazione dei contratti per i docenti di sostegno precari: in ballo il futuro di 122.000 cattedre e indennizzi per la violazione delle norme comunitarie.
L'abuso dei contratti a termine e i numeri del precariato
Il sistema scolastico nazionale si trova di fronte a un redde rationem istituzionale che potrebbe ridisegnare gli organici del prossimo decennio. Il deferimento dell'Italia alla Corte di Giustizia Europea, formalizzato il 3 ottobre 2024, è giunto nel 2026 al suo snodo cruciale. Il nodo del contendere risiede nella violazione sistematica della clausola 5 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato: una norma concepita per impedire che gli Stati membri utilizzino i contratti a scadenza per soddisfare esigenze che, nella realtà scolastica, si rivelano perenni e strutturali.
L'analisi dei dati restituisce la fotografia di un'emergenza gestionale senza precedenti. Su una platea complessiva che supera le 200.000 unità di personale non di ruolo, i docenti di sostegno precari rappresentano la fetta maggioritaria e più critica, attestandosi a quota 122.000 cattedre. Di fatto, oltre il 50% delle supplenze annuali viene stipulato per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità.
Per anni, la prassi amministrativa del Ministero dell'Istruzione ha fatto leva sulla distinzione tecnica tra "organico di diritto" e "organico di fatto", relegando queste cattedre a posti in deroga con scadenza al 30 giugno. Tale meccanismo ha permesso di evitare le immissioni in ruolo, mantenendo i lavoratori in un limbo di incertezza. Tuttavia, la giurisprudenza sovranazionale ha ormai chiarito un principio ineludibile: se una cattedra viene reiterata anno dopo anno, la sua natura è stabile e richiede, di conseguenza, un contratto a tempo indeterminato.
Il ricorso al CEDS e la tutela della continuità didattica
Non è solo la Commissione Europea a muovere le pedine sullo scacchiere giuridico. Parallelamente alla procedura d'infrazione, un'azione legale collettiva è stata incardinata presso il Comitato Europeo dei Diritti Sociali (CEDS). L'accusa mossa all'Italia è duplice: da un lato si contesta la violazione della Carta Sociale Europea per il trattamento discriminatorio riservato ai lavoratori; dall'altro, si evidenzia il danno arrecato all'utenza scolastica.
Il precariato reiterato, infatti, non colpisce solo il lavoratore, ma sgretola il principio della continuità didattica, essenziale per gli studenti con disabilità. La decisione del Comitato, attesa a seguito delle udienze calendarizzate, potrebbe fungere da spartiacque definitivo. Qualora venisse sancita l'incompatibilità della normativa italiana con i trattati internazionali, lo Stato si troverebbe costretto a una revisione radicale della gestione del personale, trasformando massivamente i posti dall'organico di fatto a quello di diritto, sanando così decenni di precariato.
Scenari futuri per i docenti di sostegno precari: risarcimenti e ruolo
L'orizzonte del 2026, alla luce delle pressioni esercitate dalle istituzioni di Strasburgo e Lussemburgo, delinea tre prospettive concrete per i docenti di sostegno precari con oltre 36 mesi di servizio:
Stabilizzazione straordinaria: L'obbligo di adeguamento degli organici potrebbe sbloccare un piano di assunzioni imponente, attingendo direttamente dalle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) per coprire i posti vacanti che finora erano mascherati come temporanei.
Indennizzi economici: Sulla scorta di sentenze precedenti, si consolida il diritto al risarcimento del danno per l'abuso dei contratti a termine. Le stime indicano la possibilità di ottenere ristori economici significativi, potenzialmente fino a 40.000 euro nei casi più gravi di reiterazione abusiva.
Conversione contrattuale: Non si esclude un intervento legislativo d'urgenza che introduca meccanismi di conversione automatica del rapporto di lavoro per chi possiede il titolo di specializzazione e l'anzianità di servizio richiesta, bypassando le attuali strettoie concorsuali.