Università: alla Camera DDL sui finti concorsi, le critiche di ANDU
ANDU critica il DDL 2735 e propone concorsi nazionali trasparenti per contrastare la cooptazione personale nel sistema universitario.
Il dibattito sul DDL 2735 entra nel vivo alla Camera. L'ANDU denuncia come l'attuale sistema favorisca la cooptazione personale, ostacolando il merito. È fondamentale promuovere una riforma che garantisca la libertà di ricerca attraverso procedure di reclutamento imparziali.
Alla Camera cooptazione personale con finti concorsi
Dopo le audizioni del 4 marzo 2026, la Commissione Cultura della Camera inizierà l’esame del Disegno di legge 2735 (Disposizioni in materia di accesso alla docenza universitaria).
Entro il 27 marzo 2026 si potranno presentare gli emendamenti.
Ci si augura che, a differenza di quanto accaduto nella Commissione Cultura del Senato, nella Commissione della Camera si svolga la discussione generale sul DDL, anche per rendere pubbliche le posizioni dei vari Gruppi parlamentari.
Nell’audizione l’ANDU ha svolto un intervento e ha presentato una memoria.
L’ANDU ha ribadito che il vero obiettivo del DDL in esame è il mantenimento della cooptazione personale da parte del singolo ordinario, una modalità ‘concorsuale’ già praticata con la Legge Berlinguer del 1998 e con la cosiddetta Legge Gelmini del 2010.
La cooptazione personale è un male che porta quasi tutti a condividere o subire tutti i provvedimenti che hanno e stanno devastando l’Università italiana: finta autonomia degli Atenei, strapotere dell’ANVUR e della CRUI, Rettori sovrani assoluti, precariato, numero chiuso, gerarchizzazione della docenza, etc.
Concorsi veramente nazionali a ogni livello
Per superare la cooptazione personale, spacciata per scelta autonoma degli atenei, occorre che ogni ingresso in tutte le figure pre-ruolo e di ruolo avvenga a livello nazionale con commissioni interamente sorteggiate tra tutti i professori, escludendo gli appartenenti agli atenei interessati, e prevedendo che non ve ne sia più di uno dello stesso ateneo.
E per l’ingresso nel ruolo docente (che deve diventare unico), per indebolire ancor più la logica dell’appartenenza, le commissioni concorsuali devono stilare una graduatoria dei vincitori per consentire, a scalare, la scelta degli atenei in cui prendere servizio tra quelli dove sono previsti i posti.
Gli avanzamenti da una fascia all’altra della docenza devono avvenire attraverso una valutazione individuale dell’attività di ricerca e didattica svolta dal docente da parte di una commissione nazionale composta come quella per i concorsi e, all’esito positivo deve conseguire l’immediato e completo riconoscimento dell’avanzamento di livello, senza ulteriori prove locali.
Per i già abilitati a ordinario o ad associato da subito va previsto il passaggio automatico nella fascia superiore, coprendo l’eventuale maggior costo con specifici fondi nazionali (v. Come ricostruire l’Università tutta).
Infine va ricordato che mai (v. nota) il sorteggio è stato previsto per i posti di ruolo con le modalità proposte dall’ANDU, che si ritiene l’unico modo per consentire fin dall’inizio un reclutamento non personalizzato per evitare una subalternità scientifica e umana che lede la libertà di ricerca e di insegnamento, condizione questa indispensabile per avere una veramente Libera Università (nota).
NOTA. Il sorteggio ‘puro’ delle commissioni nazionali per i posti di ordinario è stato previsto dai Provvedimenti urgenti del 1973 e allora ha riguardato meno di 2500 posti dei 7500 previsti. ‘Naturalmente’ le modalità di composizione di quelle commissioni non sono state come quelle proposte dall’ANDU. Il sorteggio ‘puro’, senza alcun membro interno, non ha comunque mai riguardato il primo livello della docenza: prima gli assistenti e i ricercatori di ruolo, ora i ricercatori in tenure track.