Uno studente su quattro vittima di bullismo e cyberbullismo a Perugia: l'allarme sociale

Un'analisi sui fenomeni di bullismo e cyberbullismo a Perugia evidenzia la necessità di una nuova alleanza tra scuola, famiglie e istituzioni.

A cura di Redazione Redazione
10 maggio 2026 10:00
Uno studente su quattro vittima di bullismo e cyberbullismo a Perugia: l'allarme sociale - Romano Pesavento
Romano Pesavento
Condividi

L'iniziativa della Consulta studentesca ha acceso i riflettori su bullismo e cyberbullismo a Perugia. I dati indicano una emergenza educativa che richiede un intervento immediato per proteggere la dignità umana dei giovani coinvolti in queste dinamiche relazionali complesse.

Perugia, allarme bullismo e cyberbullismo: uno studente su quattro vittima di violenza tra pari. Scuola, famiglie e istituzioni chiamate a una nuova alleanza educativa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per quanto emerso nel corso dell’iniziativa promossa a Perugia dalla Consulta provinciale degli studenti sul tema del bullismo e del cyberbullismo, fenomeni che oggi coinvolgerebbero uno studente su quattro. Si tratta di un dato che non può essere interpretato esclusivamente in termini statistici o emergenziali, poiché esso rivela una trasformazione più ampia delle dinamiche relazionali e comunicative che attraversano il mondo adolescenziale contemporaneo, segnato da crescenti fragilità emotive, isolamento sociale e impoverimento dei processi empatici.

La violenza tra pari, nelle sue manifestazioni fisiche, verbali e digitali, costituisce ormai uno dei principali indicatori del disagio educativo del nostro tempo. Essa non nasce improvvisamente né può essere ricondotta a comportamenti individuali isolati, ma si sviluppa all’interno di contesti caratterizzati da una progressiva difficoltà nel riconoscimento dell’altro come persona portatrice di dignità, diritti e vulnerabilità. In tale prospettiva, il cyberbullismo amplifica ulteriormente il rischio di disumanizzazione delle relazioni, poiché l’ambiente digitale tende spesso a ridurre la percezione delle conseguenze emotive generate dalle parole e dalle immagini condivise, favorendo forme di aggressività deresponsabilizzata e meccanismi di esclusione che possono produrre effetti devastanti sul piano psicologico.

Particolarmente significativa appare, in questo scenario, la testimonianza della madre di Willy Monteiro Duarte, il cui intervento ha restituito alla riflessione pubblica il valore della memoria civile come strumento educativo. La violenza, infatti, non colpisce soltanto le vittime dirette, ma produce lacerazioni profonde nel tessuto sociale, alimentando sfiducia, paura e perdita del senso di comunità. Ogni episodio di bullismo rappresenta un fallimento collettivo della capacità educativa degli adulti e richiama con forza la necessità di ricostruire spazi di ascolto autentico e di corresponsabilità pedagogica.

Il CNDDU ritiene necessario affrontare tali fenomeni attraverso una visione culturale e socioeducativa ampia, capace di superare approcci esclusivamente repressivi o episodici. Le azioni di contrasto risultano efficaci solo quando si inseriscono in percorsi continuativi di educazione ai diritti umani, alla cittadinanza democratica e all’intelligenza emotiva. La scuola, in questa prospettiva, non può limitarsi alla trasmissione dei saperi disciplinari, ma deve consolidare la propria funzione di comunità educante, nella quale il benessere relazionale e la crescita integrale della persona assumano un ruolo centrale nei processi formativi.

Occorre pertanto promuovere un modello educativo fondato sulla pedagogia della cura, del dialogo e della responsabilità reciproca. Gli studenti devono essere accompagnati nella costruzione di competenze relazionali profonde, nella gestione non violenta dei conflitti e nello sviluppo di una coscienza critica rispetto ai linguaggi dell’odio e alle dinamiche di esclusione che sempre più frequentemente si diffondono negli ambienti digitali. L’educazione civica e l’educazione ai diritti umani possono rappresentare strumenti decisivi per favorire la maturazione di una cultura del rispetto, nella quale la differenza non venga percepita come minaccia ma come valore fondativo della convivenza democratica.

In tale direzione, il CNDDU auspica un rafforzamento strutturale delle reti territoriali tra scuola, famiglie, servizi sociali, presìdi sanitari, associazionismo e forze dell’ordine, affinché il disagio giovanile possa essere intercettato precocemente e affrontato mediante interventi multidisciplinari e continuativi. Appare altresì fondamentale investire nella formazione permanente dei docenti e del personale scolastico, affinché possano acquisire strumenti pedagogici, psicologici e comunicativi adeguati alla complessità delle nuove vulnerabilità adolescenziali.

Particolare attenzione merita inoltre la dimensione preventiva legata alla costruzione di ambienti scolastici inclusivi e partecipativi. Le esperienze educative basate sulla cooperazione, sull’arte, sullo sport e sulla partecipazione attiva degli studenti alla vita della comunità scolastica rappresentano percorsi preziosi per contrastare solitudine, marginalità e aggressività sociale. Lo sport, richiamato nel corso dell’incontro di Perugia come strumento di legalità e inclusione, assume infatti un valore pedagogico autentico quando favorisce il riconoscimento reciproco, l’autodisciplina e il senso di appartenenza comunitaria, sottraendo i giovani alla cultura della sopraffazione e della competizione esasperata.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce infine che la lotta contro bullismo e cyberbullismo non può essere affidata soltanto a interventi normativi o sanzionatori, ma richiede una profonda rigenerazione culturale ed educativa. Educare ai diritti umani significa oggi educare alla consapevolezza delle proprie responsabilità, alla custodia della parola, all’ascolto dell’altro e alla costruzione di relazioni fondate sul rispetto della dignità umana. La scuola italiana è chiamata a svolgere un ruolo decisivo in questo processo, diventando sempre più luogo di inclusione, presidio democratico e spazio di umanizzazione delle relazioni sociali, affinché nessun giovane sia lasciato solo di fronte al dolore dell’emarginazione o della violenza.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail