Violenza giovanile in crescita: il rapporto ESPAD 2025 accende l'allarme nelle scuole italiane

Il CNDDU chiede una strategia nazionale contro la violenza giovanile dopo i dati dell'indagine ESPAD Italia 2025.

26 luglio 2026 10:00
Violenza giovanile in crescita: il rapporto ESPAD 2025 accende l'allarme nelle scuole italiane -
Condividi

La violenza giovanile non è più un fatto isolato. Secondo il Rapporto ESPAD Italia 2025, oltre quattro studenti su dieci tra i quindici e i diciannove anni sono coinvolti in episodi violenti, come autori o come vittime. Il CNDDU legge questi numeri come il segnale di un tessuto educativo e relazionale sempre più fragile. Per questo chiede una risposta strutturale, non più affidata al caso o alla buona volontà dei singoli.

Cosa racconta il rapporto ESPAD 2025

L'indagine è stata realizzata dall'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR. Il dato che colpisce di più non è solo la quantità di episodi, ma la loro evoluzione. Crescono le aggressioni verso i docenti, le minacce con le armi e la diffusione di video violenti tramite i dispositivi digitali. L'azione aggressiva non finisce con il gesto: si prolunga nella sua esposizione pubblica, nella ricerca di consenso e nella spettacolarizzazione della sofferenza. Molti ragazzi assistono, riprendono o condividono. È un segnale culturale che indebolisce la capacità di vedere nell'altro una persona.

Violenza giovanile e qualità delle relazioni

Il rapporto mostra un legame chiaro tra comportamenti aggressivi e rapporti educativi. Le percentuali salgono tra gli studenti che vivono relazioni difficili con insegnanti, famiglia e coetanei. Il disagio relazionale resta uno dei principali fattori di rischio. Non parliamo di automatismi, ma di un dato solido: la qualità delle relazioni è oggi uno strumento potente di prevenzione della violenza giovanile. Pedagogia, sociologia e neuroscienze concordano. Dove ci sono fiducia, partecipazione e senso di appartenenza, i comportamenti antisociali diminuiscono.

La proposta: una governance nazionale della prevenzione

Negli ultimi anni la scuola ha promosso molte iniziative contro bullismo, cyberbullismo e abbandono. Sono spesso valide, ma restano frammentate. Cambiano da un territorio all'altro e sono difficili da valutare. Il CNDDU propone al Ministro Giuseppe Valditara una governance nazionale che metta in rete gli strumenti già esistenti. Serve un modello stabile, fondato su alcuni pilastri:

  • monitoraggio continuo del clima relazionale nelle scuole;

  • formazione permanente dei docenti sulle dinamiche di gruppo;

  • presenza di équipe multidisciplinari di supporto pedagogico e psicologico;

  • collaborazione costante con le famiglie e con i servizi del territorio.

Docenti al centro della prevenzione

La formazione iniziale e in servizio è decisiva. Le classi sono più complesse e chiedono competenze che non sono più accessorie. Osservare le dinamiche di gruppo, gestire i conflitti, curare l'educazione emotiva e usare con consapevolezza le tecnologie digitali sono parti essenziali del mestiere. Investire su queste competenze rafforza la capacità preventiva della scuola. E ridà agli insegnanti strumenti adatti a fenomeni molto diversi da quelli del passato. La scuola resta uno dei pochi luoghi dove si educa ancora alla cooperazione e al rispetto, ma non può essere lasciata sola.

Quando la violenza diventa linguaggio quotidiano

Il vero allarme non è solo l'aumento dei numeri. È la normalizzazione della violenza come linguaggio della relazione. Quando un'aggressione viene filmata prima di essere fermata, quando la sopraffazione porta consenso nel gruppo, quando offendere un docente non fa più notizia, siamo davanti a un cambiamento culturale profondo. La prevenzione non è anticipare la sanzione. È costruire ogni giorno contesti in cui la violenza perde valore e attrattiva. Per il CNDDU significa investire sulle relazioni, sulla coesione sociale e sulla qualità della democrazia.

Segui tutti gli aggiornamenti di Scuolalink.it sul canale Telegram

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail