Abilitazione Scientifica Nazionale abolita: l'ADI chiede riforme trasparenti

Dopo l'approvazione del DDL 2735 alla Camera, l'Abilitazione Scientifica Nazionale viene cancellata. ADI chiede un confronto sui decreti.

A cura di Redazione Redazione
08 luglio 2026 16:30
Abilitazione Scientifica Nazionale abolita: l'ADI chiede riforme trasparenti - ADI Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani
ADI Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani
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La storica svolta per l'università italiana è arrivata: l'Abilitazione Scientifica Nazionale è stata ufficialmente abolita. L'approvazione del DDL 2735 apre ora una fase cruciale di novanta giorni per definire le nuove regole del reclutamento dei ricercatori precari.

Università, abolita l'Abilitazione Scientifica Nazionale. L'ADI: «È una battaglia che vinciamo dopo anni. Ma la riforma la scriveranno i decreti: sui novanta giorni che si aprono chiediamo al Ministero un confronto pubblico»

L'approvazione alla Camera del DDL 2735 cancella l'ASN. L'Associazione rivendica il risultato e avanza sei richieste per la fase attuativa, a partire da criteri vincolanti contro il ritorno di soglie numeriche e conteggi.

Con l’approvazione definitiva da parte della Camera dei deputati del disegno di legge A.C. 2735, che rivede l'accesso, la valutazione e il reclutamento del personale ricercatore e docente universitario promosso dalla Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, l'Abilitazione Scientifica Nazionale è abolita. L'ADI rivendica il risultato, che chiede da anni. Ma avverte: il provvedimento svuota un contenitore e rinvia la sostanza a una serie di decreti ministeriali ancora tutti da scrivere. La riforma sarà quello che saranno quei decreti, e il confronto comincia adesso.

Che l'ASN vada abolita lo dicono i dati della XII Indagine nazionale ADI, il più ampio campione di ricercatrici e ricercatori precari mai raccolto in Italia. Nove precari su dieci iniziavano a preoccuparsi dell'ASN già durante il dottorato o all'avvio del post-dottorato; quasi il 70% si informa sui requisiti nelle primissime fasi del percorso. L'ASN modellava cosa si pubblica, cosa si sceglie e cosa si rinuncia a fare prima ancora che chi entra in accademia abbia costruito una propria autonomia scientifica, con effetti deleteri documentati sulla produzione e sul benessere psicologico.

La riforma, però, non esaurisce alcune criticità del sistema di reclutamento previgente: il nuovo articolo 16 della legge n. 240/2010 rimette i requisiti di produttività e qualificazione scientifica a un decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca, su proposta dell'ANVUR e sentito il Consiglio Universitario Nazionale, da adottare entro novanta giorni dall'entrata in vigore. Se quel decreto reintroduce soglie e conteggi, l'autocertificazione e i requisiti minimi di accesso ai concorsi banditi dagli atenei erediteranno la stessa logica produttivistica che la riforma dice di voler chiudere.

Per questo l'ADI chiede che la fase attuativa non sia gestita a porte chiuse e avanza sei richieste:

  1. Un tavolo di confronto pubblico e documentato prima della scrittura del decreto, con le associazioni della ricerca, il CUN e le comunità scientifiche, e non la raccolta di un parere formale a testo già chiuso.

  2. Criteri-guida vincolanti contro il ritorno di soglie numeriche e metriche trasformate in obiettivo: ogni indicatore fissato come traguardo smette di misurare il merito e comincia a distorcerlo.

  3. Un peso reale del CUN — unico organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario — nella definizione dei criteri, non un parere reso all'ANVUR. L'ADI auspica che l'esame parlamentare del DDL 1890 introduca nel CUN una rappresentanza dedicata al dottorato e alle figure post-doc non strutturate.

  4. Il riconoscimento della specificità dei settori non bibliometrici e dell'interdisciplinarità, oggi penalizzati dalla frammentazione in micro-settori.

  5. Il superamento della divisione fra riviste di Classe A e riviste scientifiche, meccanismo di gatekeeping.

  6. Un piano di reclutamento espansivo: senza posti il collo di bottiglia si sposta soltanto a valle, e i concorsi locali vanno accompagnati da trasparenza e monitoraggio perché il localismo non riempia con nuove distorsioni il vuoto lasciato dall'ASN.

«L'abolizione dell'ASN è un nostro risultato e che rivendichiamo, ma non completa la riforma: la vera partita si gioca sui decreti attuativi», dichiara Davide Clementi, Segretario nazionale dell'ADI. «I novanta giorni che si aprono non servano a ratificare in silenzio scelte già prese. Porteremo in ogni sede i dati della XII Indagine e chiameremo tutte le forze parlamentari a esercitare fino in fondo la funzione di indirizzo e controllo, per un reclutamento più giusto, più aperto e capace di valorizzare la pluralità dei percorsi. Su questo l'ADI c'è, e vigilerà».

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