Accessibilità scolastica: il caso San Lazzaro e il diritto a scuola
Venticinque giorni di ostacoli per un alunno: il CNDDU richiama il valore dell'accessibilità scolastica come diritto che riguarda tutti gli studenti
Il caso della scuola Don Trombelli di San Lazzaro riporta al centro il tema dell'accessibilità scolastica. Un alunno, dopo un infortunio, ha affrontato venticinque giorni di ostacoli strutturali, ricordando che l'inclusione è un diritto che riguarda tutti.
Venticinque giorni di ostacoli per andare a scuola: il caso di San Lazzaro richiama il diritto all'accessibilità
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha appreso con rammarico la vicenda che ha coinvolto un alunno della scuola primaria Don Trombelli di San Lazzaro di Savena, il quale, a seguito di un infortunio sportivo, avrebbe incontrato notevoli difficoltà nel frequentare la scuola a causa della presenza di ostacoli strutturali che ne limitavano l'autonomia e la piena partecipazione alla vita scolastica.
La notizia suscita inevitabilmente interrogativi che vanno oltre il singolo episodio.
Un bambino che entra a scuola in sedia a rotelle non dovrebbe mai sentirsi un problema da gestire. Dovrebbe sentirsi semplicemente un alunno. Quando invece la normalità della frequenza scolastica si trasforma in un percorso complesso, fatto di dipendenza dagli adulti, adattamenti improvvisati e soluzioni emergenziali, è giusto fermarsi a riflettere.
Non perché si debbano cercare responsabilità a tutti i costi, ma perché ogni situazione di questo tipo rappresenta uno specchio attraverso il quale osservare quanto siamo realmente capaci di rendere effettivi i principi che dichiariamo di condividere.
Nelle scuole italiane si parla ogni giorno di inclusione, rispetto delle differenze, cittadinanza attiva e diritti. Sono parole importanti. Ma i bambini imparano soprattutto da ciò che vivono. Se uno studente comprende che per entrare in aula ha bisogno di un aiuto straordinario, se non riesce ad accedere agevolmente ai servizi essenziali o se percepisce di essere un'eccezione rispetto agli altri compagni, il messaggio educativo che riceve rischia di essere molto diverso da quello che gli adulti intendono trasmettere.
Ciò che colpisce in questa vicenda è che la situazione nasce da una condizione temporanea. Un incidente sportivo, un evento che potrebbe riguardare qualsiasi bambino. Questo aspetto ci ricorda che l'accessibilità non è una questione che interessa soltanto alcune categorie di persone. È una garanzia che riguarda tutti, perché tutti possiamo attraversare momenti di fragilità, anche brevi, che richiedono ambienti accoglienti e flessibili.
Per questo motivo riteniamo che il caso di San Lazzaro possa diventare un'importante occasione di consapevolezza collettiva. Le scuole non devono essere soltanto luoghi aperti a tutti; devono essere progettate affinché ciascuno possa viverle con dignità, autonomia e serenità, senza sentirsi diverso o limitato dalle caratteristiche degli spazi.
Accogliamo positivamente la volontà manifestata dall'Amministrazione comunale di intervenire per migliorare l'accessibilità dell'edificio. Al tempo stesso auspichiamo che questa vicenda contribuisca a promuovere una più ampia attenzione verso le condizioni strutturali del patrimonio scolastico nazionale, affinché le difficoltà emergano prima attraverso la prevenzione e l'ascolto, e non soltanto quando una famiglia è costretta a denunciarle pubblicamente.
La qualità di una scuola non si misura esclusivamente dai risultati didattici o dalle innovazioni tecnologiche. Si misura anche dalla capacità di accogliere chi attraversa un momento di difficoltà senza farlo sentire un ospite, un'eccezione o un peso.
Ogni gradino che esclude, ogni porta che non si apre, ogni spazio che limita l'autonomia di un alunno rappresenta una domanda che la società deve rivolgere a se stessa.
La risposta non può essere soltanto tecnica. Deve essere culturale, educativa e profondamente umana.
Prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU