Aggressione a Gela, CNDDU: 'Un piano antiviolenza integrato nell'Educazione civica'
Dopo l'aggressione a Gela, il CNDDU propone un piano formativo antiviolenza strutturale integrato nell'Educazione civica.
L’episodio di violenza avvenuto a Gela interroga profondamente le istituzioni. È necessario trasformare l'Educazione civica in uno strumento di prevenzione reale, garantendo la sicurezza e il benessere di ogni studente all'interno delle scuole italiane.
Studente colpisce un compagno con un martello a scuola a Gela: prevenzione della violenza, sicurezza educativa e riforma formativa dell’Educazione civica
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con una riflessione di carattere giuridico, educativo e mediatico in merito all’episodio verificatosi a Gela, dove uno studente minorenne è stato aggredito con un martello da un compagno all’interno dell’ambiente scolastico. Il sollievo per le condizioni non gravi del ragazzo ferito non riduce la portata istituzionale dell’evento, che chiama in causa l’effettività del diritto all’istruzione nella sua dimensione sostanziale di sicurezza, tutela e dignità.
Un atto di violenza nello spazio scolastico evidenzia la fragilità del sistema di prevenzione quando questo resta affidato a interventi episodici e non integrati. La responsabilità individuale resta centrale, ma il diritto contemporaneo — in particolare nell’ambito minorile — impone di interrogare la responsabilità organizzativa e la capacità delle istituzioni di intercettare precocemente il disagio, i conflitti e le dinamiche relazionali deteriorate. La prevenzione, in questo quadro, assume natura di funzione pubblica essenziale e non di progettualità accessoria.
La dimensione mediatica del caso conferma una criticità ricorrente: la violenza scolastica viene raccontata come emergenza improvvisa, mentre l’esperienza educativa dimostra che tali episodi sono spesso preceduti da segnali progressivi. Questa distanza tra racconto e realtà produce un effetto distorsivo che ostacola la costruzione di politiche stabili. Spostare l’attenzione dalla cronaca del gesto alla struttura delle risposte rappresenta oggi una priorità istituzionale.
In tale prospettiva, il CNDDU ritiene necessario aprire una interlocuzione diretta con il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché l’episodio di Gela diventi occasione per rafforzare la dimensione preventiva del sistema scolastico attraverso una scelta normativa e organizzativa chiara: riconoscere la sicurezza educativa come infrastruttura pubblica immateriale, stabile e finanziata in modo continuativo.
All’interno di questa visione, assume carattere strategico la realizzazione di un piano formativo antiviolenza nazionale fondato sulle più recenti metodologie socioeducative, orientate alla prevenzione relazionale, alla gestione dei conflitti, alla giustizia riparativa, all’educazione emotiva e alla responsabilizzazione dei gruppi. Un piano di tale natura non dovrebbe configurarsi come intervento parallelo, ma come asse strutturale della didattica, capace di incidere sulle pratiche quotidiane e sul clima scolastico.
La proposta del CNDDU consiste nel collegare organicamente questo piano formativo a un nuovo modo di concepire e realizzare i percorsi di Educazione civica. Ciò significa superare una impostazione prevalentemente contenutistica per orientarsi verso una Educazione civica esperienziale, preventiva e trasformativa, in cui i diritti umani, la non violenza, la responsabilità digitale, la gestione del conflitto e la cultura della cura diventino competenze praticate e non solo temi trattati.
Dal punto di vista giuridico, tale integrazione rafforzerebbe l’effettività dell’Educazione civica come strumento di attuazione dei principi costituzionali; dal punto di vista organizzativo, consentirebbe continuità e coerenza tra prevenzione e curricolo; dal punto di vista economico, trasformerebbe la formazione antiviolenza in investimento strutturale capace di ridurre nel tempo i costi indiretti generati dagli eventi critici.
Il caso di Gela evidenzia infatti una criticità di governance: il rischio educativo è permanente, mentre gli strumenti di prevenzione sono spesso temporanei. Un piano formativo antiviolenza stabile, integrato nell’Educazione civica e sostenuto da una cornice nazionale, permetterebbe alle scuole di operare con maggiore prevedibilità, di costruire memoria professionale e di intervenire prima che il conflitto si trasformi in violenza.
Rivolgiamo pertanto al Ministro Valditara l’invito ad avviare un percorso normativo e finanziario che riconosca formalmente la prevenzione della violenza come funzione ordinaria dell’istruzione, promuovendo un piano formativo antiviolenza integrato nei percorsi di Educazione civica e sostenuto da continuità professionale e risorse dedicate. Tale scelta rappresenterebbe un passaggio decisivo per colmare la distanza tra principi giuridici, narrazione pubblica e realtà quotidiana delle scuole.
La scuola può restare luogo di fiducia solo se diventa capace di anticipare il rischio e di trasformare il conflitto in apprendimento. Episodi come quello di Gela devono diventare snodi decisionali che orientano politiche stabili, perché la sicurezza educativa non è una risposta all’emergenza, ma una condizione di effettività dei diritti umani.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU