Aggressione a scuola a San Vito Lo Capo: un alunno di 11 anni tenta di colpire il prof in diretta su Telegram
A San Vito Lo Capo un'aggressione a scuola sconvolge una classe: un 11enne cerca di ferire il docente e riprende la scena in diretta
Un'altra aggressione a scuola scuote l'Italia. A San Vito Lo Capo, nel Trapanese, un alunno di 11 anni si è alzato dal banco e ha provato a colpire con un coltellino il suo professore di educazione tecnica. Prima si è coperto il volto con un casco, poi ha ripreso tutto con il cellulare, trasmettendo le immagini in diretta su Telegram. I compagni, sotto shock, hanno assistito alla scena.
Aggressione a scuola: come è andata
Tutto è successo la mattina del 29 maggio in una scuola media. L'11enne non aveva mai mostrato un carattere violento. Eppure si è alzato e ha provato a colpire il docente con un coltellino. Secondo i carabinieri, dietro il gesto ci sarebbe la rabbia per un 4 preso durante un'interrogazione. Il ragazzino, che verrebbe da una famiglia problematica, avrebbe portato a scuola due piccoli coltelli. Si è coperto il viso con un casco integrale e ha avviato una diretta video su un gruppo Telegram.
Le condizioni del professore
A fermare l'alunno è stato lo stesso professore. L'uomo ha riportato solo qualche graffio e ha scelto di non chiamare i sanitari. Diversa la situazione tra i ragazzi: alcuni compagni, sotto shock per quanto visto, si sono sentiti male. La scena, ripresa col cellulare, ha lasciato il segno sull'intera classe. Sul caso indaga la Procura dei minorenni di Palermo per chiarire se ci sia stata premeditazione.
La reazione dei sindacati
La comunità locale e la scuola sono rimaste scosse. La Cisl chiede un intervento immediato: «La scuola non va lasciata sola. Chiediamo a istituzioni e famiglie un'alleanza concreta e immediata per prevenire la violenza e restituire sicurezza e dignità al lavoro dei docenti». La segretaria Federica Badami e il segretario Vito Cassata parlano di emergenza educativa e di disagio giovanile: «È un episodio davvero grave, che mostra quanto ormai sia dilagante nelle nostre scuole il disagio giovanile acuto e un'emergenza educativa, che non possono essere scaricate interamente sul personale scolastico». E aggiungono: «Esprimiamo la massima solidarietà al collega e alla comunità scolastica, scossi da un gesto grave e ingiustificabile». Poi la richiesta finale: «Ribadiamo l'urgenza di interventi strutturali e presidi di supporto alle fragilità dei ragazzi per garantire che le aule tornino a essere un luogo sicuro di crescita e rispetto».
Il precedente di Trescore Balneario
Il caso ricorda quanto accaduto a marzo nella bergamasca. A Trescore Balneario un 13enne si presentò a scuola con pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta 'vendetta'. Riprendendo tutto in diretta su Telegram, col cellulare fissato al collo, accoltellò la professoressa di francese, che rimase gravemente ferita. Due episodi diversi, ma con tratti comuni: la giovane età, l'arma portata da casa e la voglia di filmare e condividere l'aggressione in rete.
Perché a 11 anni non è imputabile
In Italia un bambino di 11 anni non è imputabile per nessun reato, neppure per quelli più gravi. Ma questo non vuol dire che tutto finisca lì. La giustizia minorile ha comunque degli strumenti. Le strade possibili sono diverse:
affidamento a una comunità educativa con psicologi, educatori e assistenti sociali;
permanenza a casa con i genitori, ma sotto controlli rigorosi;
misure di sicurezza pensate per il recupero del ragazzo.