Aggressioni al personale scolastico: il caso Casarano e le riflessioni del CNDDU

Il CNDDU analizza le aggressioni al personale scolastico a Casarano, sottolineando la necessità di ricostruire il patto tra scuola e famiglia.

A cura di Redazione Redazione
12 maggio 2026 09:30
Aggressioni al personale scolastico: il caso Casarano e le riflessioni del CNDDU - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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L'aumento delle aggressioni al personale scolastico segnala una crisi profonda. La sicurezza dei docenti è fondamentale per la tenuta democratica, rendendo indispensabile un patto educativo che rimetta al centro il rispetto delle istituzioni e della funzione pubblica d'insegnamento.

Casarano, docente minacciato a scuola: il CNDDU richiama all’urgenza di un nuovo patto educativo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per quanto emerso nella vicenda che ha coinvolto il professor Sergio Manni dell’Istituto “Filippo Bottazzi” di Casarano, costretto – secondo le ricostruzioni giornalistiche – a barricarsi in un bagno della scuola dopo le minacce e l’aggressione verbale subite da parte del padre di uno studente minorenne, incitato dallo stesso figlio.

L’episodio, avvenuto nel dicembre 2024 e culminato oggi con la concessione della messa alla prova al giovane imputato da parte del Tribunale per i minorenni di Lecce, non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca scolastica. Esso rappresenta invece il sintomo di una frattura educativa e culturale sempre più evidente: l’indebolimento del riconoscimento dell’autorevolezza della scuola e della funzione pubblica del docente.

Il CNDDU ritiene significativo che il percorso disposto dall’autorità giudiziaria preveda attività formative, volontariato e un itinerario di cittadinanza attiva finalizzato alla riflessione sulla legalità e sulle conseguenze delle proprie azioni. Si tratta di una scelta che valorizza il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena e che, soprattutto nei confronti dei minori, deve rappresentare un’occasione concreta di recupero umano e civile. Tuttavia, tale misura non può far dimenticare la gravità di quanto accaduto né il clima di intimidazione che sempre più spesso interessa il personale scolastico. La scuola non può diventare il luogo in cui il conflitto educativo viene trasformato in aggressione personale, né può essere lasciata sola nel compito di arginare fenomeni di violenza verbale, sopraffazione e delegittimazione sistematica. Quando un richiamo disciplinare scatena reazioni familiari improntate alla vendetta e all’umiliazione dell’insegnante, il problema non riguarda più soltanto la disciplina scolastica, ma investe direttamente la tenuta democratica della convivenza civile.

Il CNDDU sottolinea come episodi di questo genere impongano una riflessione urgente sul ruolo educativo della famiglia, sulla corresponsabilità educativa prevista dal Patto scuola-famiglia e sulla necessità di ricostruire un’alleanza fondata sul rispetto reciproco. Non può esistere educazione ai diritti senza educazione al limite, alla responsabilità e al riconoscimento delle istituzioni.

Preoccupa inoltre la reiterazione di comportamenti problematici attribuiti al giovane coinvolto, già destinatario – secondo le notizie diffuse – di provvedimenti disciplinari e di un precedente percorso collegato a insulti razzisti nei confronti di un coetaneo. Tali elementi evidenziano quanto sia indispensabile rafforzare nelle scuole percorsi strutturali di educazione civica, mediazione dei conflitti, alfabetizzazione emotiva e cultura dei diritti umani, evitando interventi tardivi o esclusivamente emergenziali.

Il CNDDU rinnova la propria solidarietà al professor Sergio Manni e a tutti i docenti che quotidianamente operano in contesti complessi, spesso privi di adeguati strumenti di tutela e sostegno psicologico. La sicurezza degli insegnanti e il rispetto della loro funzione non sono privilegi corporativi, ma condizioni essenziali per garantire il diritto allo studio e la qualità della democrazia.

Occorre una risposta educativa corale: istituzioni scolastiche, famiglie, servizi sociali, magistratura minorile e società civile devono agire insieme per contrastare quella deriva culturale che trasforma il dissenso in aggressività e l’autorità educativa in bersaglio. Difendere la scuola significa difendere uno degli ultimi spazi pubblici in cui si costruisce cittadinanza, responsabilità e coscienza critica.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica infine che questa vicenda possa diventare occasione di riflessione nazionale sul crescente fenomeno delle aggressioni al personale scolastico, affinché il rispetto, la legalità e il dialogo tornino ad essere principi condivisi e non eccezioni da rivendicare dopo ogni episodio di violenza.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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