Assegnazione provvisoria interprovinciale: il CNDDU scrive al ministro Valditara
Il CNDDU chiede a Valditara di rivedere l'assegnazione provvisoria interprovinciale per i docenti fuori sede da undici anni.
Da oltre un decennio migliaia di insegnanti vivono lontano da casa. L'assegnazione provvisoria interprovinciale resta per loro l'unico modo per tornare, anche solo per un anno, vicino alla famiglia. Il CNDDU denuncia una condizione diventata insostenibile e chiede al ministro Valditara un intervento rapido. Undici anni di sacrifici economici e personali, spiega il coordinamento, non possono più restare senza una risposta concreta.
Undici anni lontano da casa
Tutto parte dalle immissioni in ruolo legate alla legge 107 del 2015. Da allora molti docenti di ruolo hanno preso servizio nelle scuole del Centro e del Nord Italia, spesso in zone dove il personale manca in modo cronico. Tra loro c'è una quota importante di insegnanti della classe di concorso A046, discipline giuridiche ed economiche. Hanno garantito la continuità delle lezioni per undici anni. Ma quel servizio è stato pagato con la lontananza dalla propria residenza e dagli affetti, anno dopo anno, senza una soluzione stabile.
Un conto da centosettantamila euro
Il peso economico di questa scelta organizzativa è ricaduto quasi solo sui lavoratori. Chi vive fuori sede sostiene spese che si accumulano nel tempo. I numeri parlano chiaro per un docente immesso in ruolo nel 2015:
affitto nelle città del Centro-Nord, spesso a canoni elevati;
trasporti per i rientri periodici presso il nucleo familiare;
doppia utenza domestica, vitto e mantenimento di due case.
Sommando tutto, la spesa complessiva può sfiorare i 170.000 euro. Una cifra enorme, affrontata solo per assicurare il diritto allo studio degli alunni e la continuità del servizio scolastico.
Il prezzo umano dell'assegnazione provvisoria interprovinciale
Accanto ai costi c'è un peso più difficile da misurare. L'assegnazione provvisoria interprovinciale nasce proprio per permettere il ricongiungimento, ma per molti resta una speranza rinnovata ogni estate. Vivere per anni distanti significa perdere la quotidianità con i figli. Significa assistere con enorme fatica i genitori anziani. Le relazioni familiari si logorano, il pendolarismo diventa una condanna settimanale. È una rinuncia che incide sulla salute e sulla qualità della vita di chi insegna.
Il merito professionale che resta invisibile
C'è poi un nodo che il coordinamento giudica grave. Negli attuali criteri il punteggio di servizio e i titoli culturali pesano pochissimo. Eppure sono la misura più oggettiva dell'esperienza e dell'impegno. Un insegnante con undici anni di ruolo alle spalle vede così mortificato il proprio percorso. Chi dichiara di voler premiare il merito non può ignorare proprio gli indicatori che meglio lo raccontano. Il rischio è svuotare di senso una parola che dovrebbe orientare tutta la scuola pubblica.
L'appello urgente a Valditara
Il CNDDU rivolge una richiesta diretta al ministro dell'Istruzione e del Merito. Servono misure strutturali che consentano il rientro dei docenti fuori sede. Serve anche una revisione dei criteri, con il giusto valore al servizio prestato e ai titoli. L'incertezza estiva, ricorda il coordinamento, rallenta pure la definizione degli organici e complica l'organizzazione delle scuole. Restituire questi insegnanti alle loro famiglie, conclude, significa rafforzare la fiducia nelle istituzioni e valorizzare chi ha sostenuto il sistema per oltre dieci anni.
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