Assegno di inclusione, domande di rinnovo al via dal 1° agosto: le istruzioni dell'Inps
Assegno di inclusione, l'Inps spiega quando inviare la domanda di rinnovo e perché le richieste anticipate vengono respinte.
Dal 1° agosto riparte la corsa al rinnovo dell'Assegno di inclusione. L'Inps ha chiarito con un nuovo messaggio come e quando presentare la richiesta per non restare senza il sostegno economico. La regola di base è semplice: la domanda va inviata solo dal mese successivo all'ultimo pagamento ricevuto. Chi si muove prima rischia il rigetto della pratica e perde tempo prezioso.
Assegno di inclusione, come funziona il rinnovo
A luglio arriva l'ultima mensilità per le famiglie che hanno percepito il sostegno senza interruzioni nell'anno precedente. Si tratta della dodicesima rata per chi aveva già rinnovato una volta, della diciottesima per chi era partito con la domanda iniziale. Quando il ciclo si chiude, la prestazione non riparte da sola. Serve una nuova richiesta. L'Inps precisa che i nuclei con una pratica «terminata» possono muoversi solo dal mese seguente all'ultimo accredito. Un esempio concreto: se l'ultimo pagamento è quello di luglio, la domanda si può inviare da agosto in poi. Le richieste anticipate non vengono lavorate con esito positivo e finiscono respinte.
Chi può presentare la nuova domanda
La richiesta di rinnovo non è vincolata alla stessa persona che aveva firmato la prima pratica. Può inviarla anche un altro componente maggiorenne dello stesso nucleo familiare. È una possibilità utile quando il richiedente originario non ha più le credenziali digitali o non riesce a occuparsene. Resta fermo un punto: il beneficio riguarda il nucleo, non il singolo. L'Assegno di inclusione è un aiuto economico pensato per le famiglie in condizione di povertà e legato a un percorso personalizzato di inserimento sociale e lavorativo. Una quota copre l'integrazione del reddito familiare fino a una certa soglia. Un'altra parte sostiene le spese di affitto, ma solo con contratto regolarmente registrato.
I requisiti economici da rispettare
Possono chiedere la prestazione i cittadini italiani e stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due senza interruzioni. Al requisito di residenza si affiancano i limiti di reddito e di patrimonio:
Isee sotto 10.140 euro e reddito familiare entro 6.500 euro l'anno, moltiplicato per il parametro della scala di equivalenza;
soglia di 8.190 euro l'anno per i nuclei con tutti i componenti dai 67 anni in su, oppure con familiari in condizione di disabilità grave o non autosufficienza;
reddito familiare sotto 10.140 euro se la famiglia vive in una casa in affitto;
patrimonio immobiliare in Italia e all'estero entro 30mila euro;
patrimonio mobiliare sotto 6mila euro per chi vive solo, 8mila in due, 10mila con tre o più componenti, con mille euro in più per ogni figlio dal terzo.
Come inviare la richiesta all'Inps
La domanda si presenta online sul portale dell'Inps, con le proprie credenziali digitali. Chi preferisce un supporto può rivolgersi ai patronati o ai Caf. Dopo l'invio i dati passano alla piattaforma di attivazione per l'inclusione sociale e lavorativa, il SIISL, dove il richiedente deve registrarsi. L'ultimo passaggio è la firma del Patto di attivazione digitale del nucleo familiare, il PAD. Senza quella sottoscrizione il pagamento non parte. Conviene quindi verificare per tempo le credenziali digitali e tenere a portata di mano l'Isee aggiornato, che resta la base di ogni calcolo.
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Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 23 luglio 2026