Assegno Unico 2026: importi rivalutati e nuove soglie ISEE, le novità

Le famiglie beneficeranno di un aumento legato all'inflazione: ecco le nuove fasce di reddito e il calendario dei pagamenti dell'Assegno Unico.

15 gennaio 2026 11:30
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Con l'inizio del nuovo anno, l'Assegno Unico 2026 registra un incremento dell'1,4% per contrastare l'inflazione. L'INPS ha aggiornato le tabelle finanziarie e i limiti reddituali per garantire un sostegno economico adeguato alle famiglie, con i primi versamenti in arrivo a fine gennaio.

Rivalutazione monetaria e calendario dei pagamenti

Il sostegno alla genitorialità si rinnova strutturalmente per l'anno in corso, mantenendo il meccanismo di adeguamento automatico al costo della vita. La novità principale riguarda l'applicazione di un tasso di rivalutazione pari all'1,4%, una percentuale che incide direttamente sia sull'ammontare mensile erogato che sulle soglie dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE). Questa manovra mira a preservare il potere d'acquisto dei nuclei familiari di fronte alle dinamiche inflattive. Per quanto concerne le tempistiche di accredito, i beneficiari che non hanno subito variazioni nella composizione del nucleo riceveranno le somme tra il 21 e il 22 gennaio 2026. Diversamente, coloro che necessitano di aggiornare la propria documentazione o che presentano la domanda per la prima volta, vedranno slittare il pagamento, con la garanzia di ricevere i successivi conguagli spettanti.

I nuovi importi dell'Assegno Unico 2026 e le fasce ISEE

L'aggiornamento dei parametri finanziari ha ridisegnato la mappa degli aiuti, stabilendo tre scaglioni principali che determinano l'entità del sussidio. L'INPS ha ricalcolato le cifre per assicurare una distribuzione equa delle risorse basata sull'effettiva capacità economica delle famiglie. In virtù della rivalutazione dell'1,4%, il quadro economico si configura come segue:

  • Per un ISEE fino a 17.468,51 euro, spetta l'importo massimo, che sale a 203,81 euro mensili per ogni figlio.

  • Per un ISEE compreso tra 17.468,51 e 46.230,35 euro, la quota base decresce progressivamente all'aumentare del reddito.

  • Per redditi superiori a 46.230,35 euro o in assenza di dichiarazione ISEE, viene erogato l'importo minimo di 59,83 euro al mese. Questo schema conferma la volontà di sostenere maggiormente i ceti meno abbienti, pur mantenendo una quota di universalità della misura che copre, seppur in misura ridotta, anche i redditi più elevati o chi decide di non presentare la DSU.

Requisiti di accesso e canali per la presentazione della domanda

La platea dei beneficiari dell'Assegno Unico rimane estremamente ampia, abbracciando diverse categorie lavorative, inclusi i lavoratori dipendenti, gli autonomi, i disoccupati e gli inoccupati. Per accedere alla prestazione, tuttavia, è imperativo soddisfare precisi criteri di cittadinanza e residenza: è richiesto essere cittadini italiani o dell'Unione Europea, oppure titolari di un permesso di soggiorno valido, unitamente a una residenza in Italia di almeno due anni o un contratto di lavoro di durata semestrale. La procedura amministrativa offre flessibilità, permettendo l'inoltro della richiesta non solo ai genitori o ai tutori legali, ma anche direttamente ai figli neomaggiorenni. Le istanze possono essere trasmesse telematicamente tramite il portale web dell'INPS, contattando il Contact Center multicanale (numero verde 803.164 da fisso) o avvalendosi dell'assistenza gratuita dei Patronati.

Le maggiorazioni previste per i nuclei numerosi o fragili

Oltre alla quota base, il sistema prevede una serie di integrazioni economiche pensate per rispondere a specifiche condizioni di vulnerabilità o di carico familiare. Anche queste maggiorazioni subiscono l'adeguamento all'inflazione e sono calcolate in proporzione alla fascia ISEE di appartenenza. L'obiettivo è fornire un supporto mirato che vada oltre la semplice erogazione standard. Le principali casistiche che danno diritto a somme aggiuntive includono:

  • Presenza di figli con disabilità, per i quali l'aiuto è potenziato al fine di coprire le maggiori spese assistenziali.

  • Nuclei con più di due figli, per incentivare la natalità e supportare le famiglie numerose.

  • Famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, premiando il doppio impegno professionale.

  • Madri di età inferiore ai 21 anni. Tali incrementi confermano l'approccio inclusivo della misura, che non si limita a un calcolo matematico del reddito, ma valuta la complessità delle esigenze sociali del nucleo.

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