Bagno a Ripoli, bufera sulle scuole: FdI chiede etichette politiche
Mozione per classificare gli istituti di Bagno a Ripoli come "comunisti" o "woke". L'ira del sindaco e dei sindacati contro la proposta.
Una controversa mozione presentata a Bagno a Ripoli scuote il dibattito educativo: Fratelli d’Italia chiede di esplicitare l'orientamento ideologico delle scuole. Immediata la replica del sindaco che parla di "liste di proscrizione" e ritorno al passato.
La proposta di Fratelli d'Italia per le scuole di Bagno a Ripoli
Una vera e propria mappatura ideologica degli istituti comprensivi, da formalizzare attraverso una modifica della denominazione ufficiale. È questo il cuore della mozione depositata presso il consiglio comunale dai rappresentanti locali di Fratelli d'Italia, nello specifico i consiglieri Michele Barbarossa, Serena Giannini e Fabio Venturi. Il documento, destinato a far discutere nella prossima assise cittadina, avanza la richiesta di affiancare al nome di ogni scuola una dicitura che ne certifichi l'orientamento prevalente, presumibilmente sostenuto da dirigenza e corpo docente. Tra le etichette suggerite figurano definizioni nette come "politicamente schierata a sinistra", "ideologicamente comunista", o ancora istituto "favorevole alle teorie woke e LGBTQ+".
Non mancano, nella proposta, categorie in negativo tese a evidenziare posizioni avverse a determinati valori: si parla infatti di scuole "antiamericane", "antisioniste", "antifasciste" o "anticattoliche". L'obiettivo dichiarato dai firmatari della mozione a Bagno a Ripoli è quello di garantire una presunta trasparenza, permettendo alle famiglie di selezionare il percorso formativo più idoneo per i propri figli basandosi non solo sull'offerta didattica, ma su una compatibilità di natura politica, etica e religiosa.
Le motivazioni: dal conflitto a Gaza alle elezioni USA
A supporto della richiesta, gli esponenti del partito di Giorgia Meloni denunciano una situazione di presunto "indottrinamento" che, a loro avviso, pervaderebbe le aule scolastiche del territorio fiorentino. Nel mirino dei consiglieri sono finite lezioni considerate "fortemente politicizzate", focalizzate su tematiche di stretta attualità internazionale e sociale. Vengono citati esplicitamente argomenti divisivi come il conflitto israelo-palestinese, con particolare riferimento alle manifestazioni pro-Palestina, le discussioni sull'identità di genere e l'orientamento sessuale, fino alle analisi sulla politica estera degli Stati Uniti e la figura di Donald Trump.
Secondo la ricostruzione fornita da FdI, tale clima avrebbe già spinto diversi nuclei familiari a prendere decisioni drastiche, optando per il trasferimento dei propri figli verso istituti situati fuori dal comune, alla ricerca di un ambiente percepito come più neutrale. La mozione, dunque, si configurerebbe come uno strumento di tutela per i genitori, affinché possano evitare contesti educativi ritenuti non conformi ai propri valori.
La reazione delle istituzioni: "Attacco alla libertà d'insegnamento"
La risposta dell'amministrazione comunale non si è fatta attendere ed è stata durissima. Il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti, ha rigettato la proposta definendola una "grave provocazione" e tracciando un inquietante parallelo storico con il ventennio fascista. Pignotti ha evocato i tempi del Ministero dell'Educazione Nazionale mussoliniano e delle liste di proscrizione, sottolineando come la distinzione delle persone e delle istituzioni in base a ideologie, razza o religione rappresenti l'anticamera di derive autoritarie. "Un'intimidazione senza pudore", l'ha definita il primo cittadino, ribadendo che la comunità locale farà fronte comune per difendere l'autonomia scolastica.
Sulla stessa linea si sono espressi i vertici regionali del Partito Democratico, per voce del segretario Emiliano Fossi, e le sigle sindacali. La FLC Cgil Firenze ha annunciato la mobilitazione, parlando di un attacco alla Costituzione e collegando l'episodio ad altri eventi recenti in Toscana, come le azioni di Azione Studentesca a Prato. I sindacati hanno confermato l'organizzazione di assemblee negli istituti per riaffermare il ruolo della scuola pubblica come presidio di laicità, pluralismo e democrazia, respingendo ogni tentativo di "schedatura".