Benessere scolastico: le proposte del CNDDU dopo il caso di Sondrio

Dopo l'episodio di Sondrio, il CNDDU sottolinea l'importanza del benessere scolastico e dell'ascolto psicologico per gli studenti.

A cura di Redazione Redazione
11 aprile 2026 18:00
Benessere scolastico: le proposte del CNDDU dopo il caso di Sondrio - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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L'episodio della scuola Torelli di Sondrio pone l'accento sul benessere scolastico. È fondamentale trasformare questo evento in un'occasione di ascolto attivo e supporto per i giovani, garantendo una comunità educante attenta alle fragilità emotive di ogni studente.

Sondrio, studente sul tetto della scuola media Torelli: dal fatto alla proposta di una scuola più attenta all’ascolto e al benessere

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani, in riferimento all’episodio verificatosi presso la scuola media Torelli di Sondrio — dove un alunno dodicenne, durante le lezioni, si è improvvisamente allontanato dall’aula raggiungendo il tetto dell’edificio scolastico — invita a non fermarsi alla dimensione puramente cronachistica del fatto, ma a coglierne il significato più profondo e le implicazioni educative che esso solleva.

Secondo quanto riportato dalla stampa, il gesto ha generato momenti di forte tensione all’interno dell’istituto, con l’immediata attivazione delle procedure di emergenza e l’intervento coordinato di forze dell’ordine, vigili del fuoco e personale sanitario, mentre venivano avvisati anche i familiari del minore. La situazione, resa particolarmente delicata dalla posizione pericolosa del ragazzo, ha richiesto anche tentativi di mediazione, prima che lo studente decidesse autonomamente di scendere, senza riportare conseguenze fisiche. Resta tuttavia ancora da chiarire cosa abbia determinato un gesto tanto improvviso quanto rischioso.

Al di là del pericolo immediato, fortunatamente rientrato, il gesto assume un valore simbolico che interroga l’intera comunità educante. Salire su un tetto può essere letto come un tentativo estremo di rendersi visibili, come una richiesta implicita di attenzione e ascolto che non ha trovato altri canali espressivi. In un’età delicata come quella della preadolescenza, il disagio spesso non si manifesta attraverso parole chiare, ma attraverso azioni che chiedono di essere interpretate con sensibilità e responsabilità.

In un contesto sociale segnato da crescenti fragilità emotive, da forme di isolamento e da difficoltà relazionali sempre più diffuse tra i giovani, la scuola è chiamata a rafforzare il proprio ruolo non solo come luogo di trasmissione del sapere, ma come spazio autentico di relazione, capace di accogliere, comprendere e prevenire. Episodi come questo evidenziano con forza quanto sia necessario investire nella costruzione di ambienti educativi in cui il benessere psicologico degli studenti sia riconosciuto come parte integrante del diritto all’istruzione.

Diventa quindi imprescindibile sostenere la presenza di figure professionali dedicate all’ascolto e al supporto, così come promuovere una formazione sempre più attenta dei docenti, affinché possano riconoscere precocemente i segnali di disagio e intervenire in modo adeguato. Allo stesso tempo, si rende fondamentale rafforzare l’alleanza educativa tra scuola, famiglia e territorio, come dimostra anche il coinvolgimento immediato dei genitori nel corso dell’episodio, elemento che conferma quanto la corresponsabilità educativa sia un fattore decisivo nella gestione delle situazioni critiche.

A partire da quanto accaduto, diventa necessario trasformare la riflessione in azione concreta. La scuola può e deve strutturare spazi stabili di ascolto, momenti dedicati al dialogo e alla condivisione emotiva, percorsi educativi centrati sulle competenze relazionali e sulla consapevolezza di sé. Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere una cultura diffusa dei diritti umani che renda gli studenti protagonisti attivi, capaci di riconoscere e comunicare il proprio vissuto senza ricorrere a gesti estremi.

Questo episodio richiama l’urgenza di un investimento sistemico sul benessere scolastico, che non sia episodico o emergenziale, ma continuo e integrato nella quotidianità educativa. Costruire comunità scolastiche realmente inclusive significa creare condizioni in cui ogni studente possa sentirsi visto, ascoltato e accompagnato, sviluppando fiducia nelle relazioni e nelle istituzioni.

Il Coordinamento invita tutte le componenti del sistema educativo a fare di questo momento un punto di partenza per rafforzare pratiche educative più attente, partecipate e orientate alla prevenzione, nella consapevolezza che educare ai diritti umani significa, prima di tutto, garantire il diritto ad essere riconosciuti nella propria vulnerabilità e nella propria crescita.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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