Bonus elettrodomestici 2025: come chiedere il rimborso dei voucher entro il 4 settembre
Il Mimit fissa al 4 settembre 2026 il termine per i venditori che chiedono il rimborso dei voucher del bonus elettrodomestici 2025.
Il bonus elettrodomestici 2025 è chiuso, ma per i negozianti resta un ultimo passaggio. Chi ha applicato lo sconto anticipando le somme ai clienti deve ora chiedere indietro quei soldi. Il Mimit ha fissato una data precisa: 4 settembre 2026, alle 23.59. Dopo quel momento nessuna domanda di rimborso verrà liquidata.
Come funzionava il bonus elettrodomestici
L'incentivo nasceva per spingere le famiglie a sostituire i vecchi apparecchi con modelli meno energivori. Lo sconto copriva fino al 30% del prezzo di acquisto, con un tetto di 100 euro. Il limite saliva a 200 euro per i nuclei con Isee sotto i 25mila euro. Ogni famiglia poteva usare un solo voucher, per un solo prodotto. Condizione obbligatoria: la rottamazione dell'apparecchio usato, avviato poi al riciclo. Il consumatore non riceveva denaro contante. Otteneva un buono digitale da spendere nei negozi aderenti, che applicavano la riduzione in cassa e anticipavano di fatto la cifra.
Quali prodotti davano diritto al voucher
Non tutti gli apparecchi rientravano nella misura. L'elenco comprendeva lavatrici, frigoriferi, forni, piani cottura, lavastoviglie e altri grandi elettrodomestici a uso civile, purché appartenenti alle classi energetiche più alte. Restavano fuori i piccoli apparecchi e gli acquisti senza sostituzione. Il percorso era lineare:
presentazione della domanda sulla piattaforma dedicata;
ottenimento del voucher in caso di esito positivo;
acquisto in un negozio aderente con consegna del vecchio apparecchio;
smaltimento corretto dell'usato a cura del venditore.
Il buono valeva per un unico acquisto e non era cumulabile con altri sconti pubblici sullo stesso prodotto.
Rimborsi ai venditori: la scadenza del 4 settembre
Il decreto direttoriale del 14 luglio chiude il cerchio. I negozi registrati sulla piattaforma informatica del ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno tempo fino alle 23.59 del 4 settembre 2026 per inoltrare l'istanza. Le richieste che arrivano dopo non saranno liquidate: chi resta fermo perde il diritto alle somme già anticipate ai clienti. Il provvedimento ricorda l'obiettivo della misura, «di sostenere la competitività del sistema produttivo industriale e dei relativi livelli occupazionali, nonché di favorire l'incremento dell'efficienza energetica nell'ambito domestico, la riduzione dei consumi attraverso la sostituzione dei grandi elettrodomestici ad uso civile e il corretto smaltimento degli apparecchi obsoleti mediante il riciclo».
Quanti negozi non hanno ancora presentato domanda
I numeri raccontano una fetta di ritardatari. Al 10 luglio risultavano 169 venditori aderenti che non avevano ancora inoltrato la richiesta, per un valore complessivo di 1.078.100,87 euro. Si tratta di somme già uscite dalle casse dei negozi e mai recuperate. La gestione delle restituzioni è affidata a Invitalia, che verifica le posizioni e accredita gli importi sull'IBAN indicato al momento dell'adesione. Prima di inviare l'istanza conviene controllare che i dati bancari siano aggiornati e che le vendite registrate corrispondano ai voucher effettivamente incassati.
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