Borse di studio specializzandi dell'area sanitaria non medica: fondi e posti ancora incerti
Le borse di studio specializzandi dell'area sanitaria non medica restano ferme da mesi, tra decreti in ritardo e posti incerti.
Migliaia di aspiranti specializzandi dell'area sanitaria non medica attendono da quasi un anno il via libera alle borse di studio specializzandi. Psicologi, biologi, farmacisti e veterinari restano in un limbo fatto di test continui e graduatorie provvisorie, senza sapere se i corsi partiranno davvero e con quali fondi.
Borse di studio specializzandi: il nodo dei fondi
Con la manovra approvata a dicembre 2024, il governo Meloni ha introdotto una borsa dedicata solo agli studenti dell'area sanitaria non medica. Il problema è l'importo: 4.773 euro lordi all'anno, cioè meno di 400 euro lordi al mese. Chi punta alle specializzazioni sanitarie non mediche non può costruirsi una base economica come i medici, che percepiscono circa 1.700-1.800 euro lordi mensili. Le borse di studio specializzandi nascono così già segnate da una dotazione ridotta e da tempi molto lunghi.
Decreti fermi nei ministeri
Il decreto che serve per sbloccare le borse del primo anno utile, il 2024/2025, è stato firmato dai tre ministri competenti solo a febbraio 2026 ed è uscito a maggio. Per l'anno 2025/2026, ormai agli sgoccioli, il testo non c'è ancora. Servirebbe un provvedimento congiunto di Università, Salute ed Economia per fissare fondi, numero di posti e ripartizione tra gli atenei. Le procedure restano bloccate nei corridoi ministeriali, con ritardi che si sommano di settimana in settimana.
Il limbo dei test senza risultati
Nel frattempo migliaia di studenti passano da un esame all'altro. Le categorie coinvolte sono numerose:
psicologi e aspiranti neuropsicologi;
biologi, chimici e farmacisti;
veterinari e odontoiatri.
Per la neuropsicologia esistono poche scuole in Italia, con pochi posti disponibili, a volte cinque o dieci all'anno. I bandi sono usciti in ritardo e spesso senza indicare i numeri, legati ai fondi ancora da stanziare. Così chi partecipa resta fermo anche dopo aver superato le prove. Come racconta Enrico, psicologo di 26 anni: «Abbiamo perso un anno a studiare continuamente per fare un test dopo l'altro senza sapere i risultati».
Verso una soluzione entro l'estate
Secondo quanto ricostruito, uno schema di decreto esiste già ed è in movimento. A inizio luglio è arrivato al Mef, già firmato da Salute e Mur, ma alcuni errori formali hanno rallentato di nuovo l'iter. Superati gli intoppi tecnici, dovrebbe restare solo qualche settimana di attesa. Entro la fine dell'estate potrebbe arrivare il testo che permette agli atenei di sbloccare le procedure. Restano però due dubbi: con quanta puntualità saranno erogati i soldi e come si recupererà, in concreto, l'anno perso dagli aspiranti specialisti.
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