Buoni pasto statali: l'ipotesi di aumento a 10 euro, ma rimane il nodo della scuola

Le trattative per l'adeguamento dei buoni pasto nella pubblica amministrazione evidenziano disparità tra ministeriali e scuola.

11 maggio 2026 10:00
Buoni pasto statali: l'ipotesi di aumento a 10 euro, ma rimane il nodo della scuola - Marcello Pacifico
Marcello Pacifico
Condividi

L'attuale valore dei buoni pasto per i lavoratori appartenenti alle amministrazioni centrali dello Stato, rimasto sostanzialmente invariato per un periodo di quasi quindici anni, sta finalmente entrando in una fase di revisione strutturale profonda. Le recenti interlocuzioni intercorse tra l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni e le diverse sigle sindacali di categoria hanno delineato la possibilità concreta di incrementare il valore nominale del ticket giornaliero, portandolo dagli attuali sette euro fino a una soglia massima di dieci euro. Questa iniziativa ministeriale punta a rispondere alla progressiva svalutazione economica subita dai dipendenti pubblici nel tempo, cercando di allineare il potere d'acquisto dedicato alla ristorazione con i costi reali della vita odierna, sensibilmente aumentati nell'ultimo triennio.

Le procedure per l'aggiornamento dei benefit

La bozza del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, riferita esplicitamente al periodo 2025-2027, agisce come uno strumento giuridico necessario per permettere questa importante variazione di natura economica. Tuttavia, l'effettiva erogazione di tali importi non avviene in modo automatico e richiede obbligatoriamente un passaggio fondamentale attraverso la prossima legge di bilancio, utile per individuare i necessari fondi erariali.

Antonio Naddeo, ai vertici dell'agenzia di rappresentanza, ha precisato che la clausola inserita nel documento rappresenta una sorta di norma-gancio, la quale necessita di un solido intervento legislativo esterno per diventare pienamente operativa sul territorio. Si stima che per coprire l'intero aumento dei buoni pasto servirebbero circa 180 milioni di euro ogni anno. La discussione odierna si focalizza sulla necessità di evitare squilibri tra i diversi ministeri, assicurando che ogni lavoratore pubblico possa ricevere un trattamento uniforme e dignitoso, indipendentemente dalla capacità di spesa del dicastero di appartenenza, salvaguardando così l'equità del beneficio economico ricevuto.

La questione del personale scolastico

Un punto estremamente critico all'interno del dibattito istituzionale riguarda l'esclusione sistematica del vasto comparto istruzione e ricerca dall'accesso a questo specifico tipo di welfare aziendale. Il personale impiegato stabilmente nelle scuole, che comprende sia i docenti di ogni ordine e grado sia gli assistenti tecnici, amministrativi e ausiliari, non ha mai usufruito dei ticket per la mensa, creando una disparità di trattamento evidente rispetto al resto della funzione pubblica nazionale.

Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, ha manifestato una ferma opposizione a questa impostazione contrattuale, definendo la situazione attuale come una discriminazione professionale che penalizza migliaia di lavoratori. In occasione del confronto programmato per il prossimo 12 maggio, la richiesta principale delle sigle sindacali sarà quella di estendere finalmente il diritto ai buoni pasto a tutto il personale della scuola. L'obiettivo è garantire che chi opera quotidianamente all'interno degli istituti scolastici riceva i medesimi riconoscimenti economici concessi ai colleghi dei ministeri centrali, eliminando una percezione di inferiorità nei diritti legati alla retribuzione accessoria e ai servizi di assistenza al pasto.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail