Carta del docente 2026: per i sindacati sarebbero bastati 100mln per non cambiare l'importo

Il nuovo importo del bonus per l'aggiornamento professionale cala a causa dell'estensione della platea anche agli insegnanti precari.

07 marzo 2026 16:30
Carta del docente 2026: per i sindacati sarebbero bastati 100mln per non cambiare l'importo -
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La Carta del docente 2026 sarà ufficialmente disponibile a partire dal prossimo 9 marzo. Quest'anno il bonus docenti 383 euro presenta una riduzione significativa rispetto al passato, legata principalmente all'inclusione degli insegnanti precari tra i beneficiari della misura, una decisione influenzata da numerosi orientamenti giudiziari contro il MiM. Ma quanti milioni ci sarebbero voluti per lasciare inalterato l'importo di originario di 500€? Per i sindacati si sarebbe trattato di 'briciole'.

Il nuovo importo della carta del docente 2026?

Il Ministero ha confermato che l'accredito per l'anno scolastico in corso sarà pari a 383 euro. Questo taglio rispetto ai tradizionali 500 euro è la conseguenza diretta della necessità di ripartire i fondi stanziati su una platea che ora supera il milione di beneficiari.

Secondo le principali organizzazioni sindacali, la riduzione non era inevitabile: sarebbe bastato un investimento aggiuntivo di circa 100 milioni di euro per mantenere il valore del bonus inalterato, garantendo la piena valorizzazione della formazione professionale.

Le ragioni dell'estensione agli insegnanti precari

L'apertura del beneficio al personale con contratto a tempo determinato e al personale educativo non rappresenta esclusivamente una scelta politica, ma un adeguamento alle sentenze dei tribunali del lavoro. Negli ultimi anni, i giudici hanno sistematicamente accolto i ricorsi dei docenti non di ruolo, riconoscendo il loro diritto alla formazione continua.

L'integrazione strutturale degli insegnanti precari risponde quindi a due necessità:

  • Garantire equità di trattamento tra tutto il personale docente.

  • Limitare il proliferare di contenziosi legali che avrebbero costretto l'amministrazione a pagamenti retroattivi onerosi.

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