Carta del docente ai precari: la sentenza di Treviso riconosce 2.000 euro di arretrati
Il Tribunale del Lavoro applica i principi della Cassazione: confermato il bonus formazione anche per i supplenti annuali assistiti dai legali Anief.
Nuova pronuncia giudiziaria favorevole sul fronte scuola: il Tribunale di Treviso riconosce la Carta del docente precari. Assegnati 2.000 euro di arretrati a un’insegnante difesa da Anief, in applicazione dei principi sanciti dalla Corte di Cassazione sulla parità di trattamento.
Il caso al Tribunale di Treviso: diritto alla formazione per i contratti a termine
Chi frequenta le aule di tribunale e conosce le dinamiche del contenzioso scolastico sa che la giurisprudenza in materia di formazione docenti sta vivendo una fase di consolidamento decisiva. L'ultimo tassello arriva dal Giudice del Lavoro di Treviso, che ha accolto il ricorso presentato dai legali del sindacato Anief per conto di un’insegnante precaria. La docente, assunta alle dipendenze del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), aveva prestato servizio continuativo per gli anni scolastici dal 2021/22 al 2024/25.
La ricorrente aveva sottoscritto una successione di contratti a tempo determinato, sia fino al termine delle attività didattiche (30 giugno) sia annuali (31 agosto). Nonostante l'evidente continuità di servizio, l'amministrazione le aveva negato l'accesso al bonus di 500 euro annui, riservato normativamente al solo personale di ruolo. Il nodo del contendere, risolto favorevolmente dal magistrato trevigiano, riguardava proprio la discriminazione tra personale stabile e precario nell'accesso agli strumenti di aggiornamento professionale, un tema caldo che da anni impegna le cancellerie della Repubblica.
La Carta del docente precari e il ruolo cruciale della Cassazione
La decisione di Treviso non è isolata, ma si ancora saldamente ai principi di diritto espressi dalla Suprema Corte di Cassazione. Nella sentenza, il giudice ha richiamato esplicitamente l'orientamento degli Ermellini (Sezione Lavoro, pronuncia del 27 novembre 2023), scaturito dal rinvio pregiudiziale del Tribunale di Taranto. Il principio stabilito è inequivocabile: la Carta del docente, prevista dalla Legge 107/2015 (la cosiddetta "Buona Scuola"), spetta di diritto anche ai docenti non di ruolo.
Nello specifico, il beneficio deve essere esteso a chi riceve incarichi annuali (art. 4, comma 1, L. 124/1999) o incarichi fino al termine delle attività didattiche (art. 4, comma 2, L. 124/1999). Un dettaglio tecnico fondamentale, spesso trascurato nelle cronache generaliste ma ben noto agli addetti ai lavori, è che il diritto matura "senza che rilevi l’omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al Ministero". Il giudice di Treviso, allineandosi alla funzione di nomofilachia della Cassazione, ha condannato il Ministero a erogare 2.000 euro complessivi per il quadriennio di servizio, specificando che la somma dovrà essere utilizzabile "con le medesime modalità con cui è stata attribuita ai docenti a tempo indeterminato".
Le reazioni sindacali e le prospettive per i supplenti
L'esito del giudizio conferma la solidità dell'azione legale intrapresa dalle organizzazioni sindacali. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha commentato la sentenza sottolineando come il parere della Cassazione stia ormai fungendo da "chiave di volta" per sbloccare i diritti negati. Non si tratta più solo di singole interpretazioni, ma di un allineamento gerarchico delle fonti: oltre alla Cassazione, pesano infatti le precedenti pronunce del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea.
Per i supplenti che hanno svolto servizio negli anni passati, la strada del ricorso rimane, allo stato attuale, l'unica via percorribile per recuperare le somme non percepite. Il recupero può arrivare fino a 3.000 euro (per 6 anni di servizio, limite della prescrizione quinquennale estesa), oltre agli interessi legali. La sentenza di Treviso ribadisce che il Ministero è tenuto a mettere a disposizione l'importo tramite il sistema della Carta elettronica, parificando di fatto, almeno sul piano economico-formativo, la dignità professionale dei precari a quella dei colleghi di ruolo.
Le conclusioni del Tribunale di Treviso
P.Q.M.
Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Treviso, disattesa ogni altra domanda, eccezione e difesa,
definitivamente pronunciando, così provvede:
Accerta e dichiara il diritto di parte ricorrente ad usufruire del beneficio economico di Euro 500
annui – per il titolo di cui in ricorso – tramite la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione
del personale docente e, per l’effetto, condanna il Ministero convenuto a mettere a disposizione della
parte ricorrente l’importo complessivo di Euro 2.000 tramite il sistema della Carta elettronica;
Compensa per un mezzo le spese di lite e condanna parte resistente al pagamento, in favore della
ricorrente, della residua metà, che si liquida in Euro 580,00= per compenso professionale, oltre
rimborso spese forfettarie nella misura del 15%, IVA e c.p.a. come per legge, oltre CU. Con
distrazione a favore del procuratore antistatario.
Treviso, 04/02/2026
Il Giudice