Carta del docente, Castellana (Gilda): 'Soldi in busta paga al posto del bonus o spese deducibili per formazione'

Per Gilda la Carta del docente è un'occasione sprecata: meglio soldi in busta paga o spese deducibili per formazione, libri e trasporti.

05 luglio 2026 16:30
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La Carta del docente finisce di nuovo sotto accusa. Per la Gilda degli insegnanti si tratta di uno strumento nato male e mai migliorato, con fondi fermi da anni e una cifra che oggi risulta più bassa. Il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana propone strade diverse: soldi diretti in busta paga oppure spese deducibili dal reddito.

Carta del docente, la bocciatura della Gilda

Il giudizio del sindacato è netto. Secondo Castellana il bonus introdotto nel 2015 con il governo Renzi non ha mai funzionato come avrebbe dovuto. Il motivo è semplice: non è mai diventato una misura stabile. «La Carta del docente è un'occasione sprecata da quando è nata, perché non è mai stata resa stabile nel tempo», afferma il coordinatore della Gilda. Da allora, sostiene, lo strumento non è stato aggiornato e ha perso valore anno dopo anno, restando esposto a tagli e modifiche continue.

Le proposte per cambiare rotta

Per rendere davvero utile il contributo, il sindacato ha avanzato due idee precise. La prima tocca lo stipendio, la seconda il fisco. Il coordinatore le riassume così: «Per farla funzionare, noi abbiamo proposto in passato di mettere questi soldi direttamente in busta paga». In alternativa si potrebbe agire sulle tasse, rendendo deducibili dal reddito alcune voci di spesa: «Oppure, per favorire formazione, trasporti e libri, introdurre la deducibilità delle spese dal reddito. Invece, il finanziamento non è mai stato aggiornato all'inflazione ed è rimasto alla mercé di chiunque».

Perché i beneficiari sono aumentati

Quest'anno la platea si è allargata, ma la Gilda invita a leggere il dato con attenzione. «Quest'anno abbiamo avuto l'esempio di una Carta del docente ridotta», denuncia Castellana. All'inizio il bonus spettava solo ai docenti di ruolo. Sono state proprio le organizzazioni sindacali, partendo dagli insegnanti di religione, a ottenere le prime sentenze a favore dei precari. Un percorso costoso per l'amministrazione, tra spese legali e ingiunzioni di pagamento, che ha di fatto ampliato la platea a colpi di tribunale.

Fondi fermi e importo più basso

C'è poi il nodo delle risorse. Secondo il coordinatore, il Ministero ha scelto di allargare la platea senza aumentare i fondi. «Al Ministero è convenuto allargare la platea a 200 mila insegnanti in più lasciando la cifra totale invariata», attacca. Il risultato pratico si vede nei numeri:

  • l'importo per ogni docente è sceso a 383 euro;

  • il finanziamento resta fermo al 2016;

  • i precari devono spesso pagare corsi per mantenere il punteggio in graduatoria.

Su quest'ultimo punto il sindacalista parla di una vera e propria 'raccolta punti' che pesa su chi non ha ancora un posto stabile.

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