Case di comunità al via: il medico di base farà turni in ambulatorio fino a sei ore a settimana, cosa cambia per i pazienti?

Con le Case di comunità il medico di base farà turni in ambulatorio: ecco le regole concordate tra Regioni e sindacati.

28 giugno 2026 09:00
Case di comunità al via: il medico di base farà turni in ambulatorio fino a sei ore a settimana, cosa cambia per i pazienti? -
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Le Case di comunità stanno per partire davvero. Sono le nuove strutture sanitarie previste dal Pnrr, con scadenza fissata al 30 giugno 2026. Qui lavoreranno anche i medici di famiglia, che svolgeranno alcuni turni fuori dal proprio studio. Per i cittadini cambia il modo di chiedere e ricevere le cure non urgenti, senza dover correre ogni volta in ospedale o al Pronto soccorso.

Le nuove regole per i medici di base

L'intesa firmata in questi giorni introduce un obbligo di presenza per i medici di famiglia. Dovranno lavorare nelle strutture fino a sei ore a settimana, per 48 settimane all'anno: in pratica 11 mesi su 12. I turni si svolgeranno sempre tra le 8 e le 20. A stabilire gli orari precisi sarà l'Asl del territorio, in base alle esigenze delle sedi. Per ogni ora di lavoro è previsto un compenso di 38,72 euro, a cui si aggiungono gli oneri. C'è però un'eccezione: nelle Regioni che hanno già accordi più specifici, le condizioni potrebbero cambiare. Va ricordato che si tratta ancora di un'ipotesi di accordo, da formalizzare entro la scadenza.

Cosa cambia per i pazienti nelle Case di comunità

L'idea di fondo è semplice. Le Case di comunità sono luoghi diversi da ospedali e Pronto soccorso, pensati per le necessità mediche non urgenti. Qui si possono gestire diverse esigenze:

  • la cura delle malattie croniche;

  • alcune attività di diagnosi;

  • pratiche amministrative come la prenotazione di una visita;

  • l'incontro con il medico di famiglia.

Il primo effetto pratico riguarda proprio il medico: in certi orari non sarà più nel suo studio, ma riceverà nell'ambulatorio della struttura. Qualcuno sceglie addirittura di spostarci lo studio. Il vantaggio per i cittadini è che, quando serve, potranno recarsi alla sede e trovare un medico pronto a intervenire, anche se non è il proprio.

Perché si è arrivati a questo accordo

Il punto di partenza è un fallimento. La riforma dei medici di base proposta dal governo Meloni è saltata, anche per l'opposizione delle associazioni di categoria. Un problema serio, perché l'Italia si era impegnata con l'Europa ad aprire 1.038 strutture entro il 30 giugno 2026, in cambio dei fondi del Pnrr. A poche settimane dalla scadenza mancava ancora il personale. Il vecchio accordo prevedeva turni da quattro ore, ma facoltativi, e di fatto non aveva funzionato. Senza una nuova intesa, i soldi europei rischiavano di non arrivare. Resta da vedere se la presenza dei medici diventerà davvero stabile.

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