Caso Affari Tuoi: rischi educativi e tutela dei giovani
Il CNDDU analizza il caso Affari Tuoi: serve un Osservatorio permanente per proteggere i minori e prevenire la ludopatia a scuola.
Il dibattito sul programma Affari Tuoi solleva questioni cruciali. Il CNDDU evidenzia i rischi di messaggi diseducativi per i minori in prima serata. Serve un’azione congiunta tra scuola e media per garantire una prevenzione efficace e tutelare la salute pubblica.
Intrattenimento, responsabilità pubblica e tutela dei minori: una riflessione sistemica sul caso “Affari Tuoi”
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario intervenire nel dibattito sviluppatosi attorno al programma televisivo Affari Tuoi, alla luce delle osservazioni avanzate, tra gli altri, dal sociologo Maurizio Fiasco, dall’inviata di Striscia la Notizia Rajae Bezzaz, dall’Amministratore Delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi, dal quotidiano Avvenire e dall’ex Ministra della Salute Beatrice Lorenzin.
Il punto, tuttavia, non può essere ridotto a una contrapposizione tra operatori mediatici o a una disputa sugli ascolti. La questione investe il rapporto tra intrattenimento, formazione culturale e tutela effettiva dei diritti fondamentali.
Pur essendo un game show nel quale i concorrenti non versano somme per partecipare, la struttura narrativa del format — fondata sulla suspense economica, sull’alea decisionale e sull’enfatizzazione della fortuna come leva risolutiva — si colloca in una zona simbolica particolarmente sensibile. Il meccanismo del rilancio, la costruzione drammaturgica dell’offerta del “Dottore”, la tensione crescente verso la vincita finale configurano un’esperienza mediale in cui il denaro assume una centralità emotiva che trascende la dimensione ludica.
Tale dinamica assume un rilievo ancora maggiore se si considera la collocazione in prima serata, fascia di massimo ascolto e tradizionale spazio di fruizione familiare. In quell’arco temporale sono presenti davanti allo schermo anche bambini e adolescenti. La reiterazione di modelli decisionali incentrati sull’azzardo, sulla gratificazione immediata e sulla negoziazione emotiva del rischio può incidere, in modo non intenzionale ma culturalmente significativo, sulla costruzione di rappresentazioni sociali del valore economico e del successo. In età evolutiva, la dimensione simbolica precede quella critica: ciò che appare normalizzato nello spazio mediatico tende a essere interiorizzato come paradigma possibile.
Dal punto di vista pedagogico, il tema non riguarda la censura del contenuto televisivo, bensì la coerenza tra ambiente educativo e ambiente comunicativo. La scuola italiana, anche attraverso le iniziative promosse dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, è impegnata da anni in percorsi strutturati di prevenzione della ludopatia, educazione finanziaria ed educazione civica, con un’attenzione specifica allo sviluppo del pensiero critico, alla comprensione razionale del rischio e alla tutela della salute come diritto inviolabile della persona. Quando, nello stesso contesto sociale, si diffondono narrazioni che enfatizzano la fortuna quale scorciatoia di mobilità economica, si genera una dissonanza educativa che merita un’analisi sistemica.
Sul piano giuridico, la riflessione trova fondamento nell’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, nonché nell’articolo 3, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona umana. A tali principi si affianca il dovere di protezione dei minori riconosciuto anche in ambito sovranazionale e il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo quale presidio culturale, non riducibile a mera logica di mercato. La libertà di iniziativa economica e di espressione artistica, costituzionalmente garantite, devono essere lette in armonia con il principio di responsabilità sociale e con l’obbligo di prevenzione dei fenomeni che possano incidere negativamente sulla salute pubblica.
In questo quadro, il Coordinamento rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara affinché si promuova una strategia integrata, stabile e scientificamente fondata. Si propone l’istituzione, in sede ministeriale, di un Osservatorio permanente sull’impatto educativo dei contenuti mediali ad alta diffusione, con funzioni di analisi, monitoraggio e indirizzo culturale, composto da pedagogisti, costituzionalisti, esperti di comunicazione, rappresentanti delle istituzioni scolastiche e delle autorità di regolazione. Tale organismo potrebbe elaborare linee guida orientate al principio di prevenzione e al superiore interesse del minore, rafforzando il dialogo tra scuola e sistema mediatico.
Parallelamente, si ritiene opportuno integrare in modo strutturale nei percorsi di educazione civica moduli dedicati alla decodifica critica delle dinamiche di spettacolarizzazione del denaro e dei meccanismi di gamification, trasformando l’esposizione mediatica in occasione formativa. L’obiettivo non è sottrarre ai giovani l’esperienza dell’intrattenimento, ma dotarli degli strumenti cognitivi e valoriali per interpretarlo consapevolmente.
Il dibattito su Affari Tuoi può diventare un’occasione di maturazione collettiva. Non si tratta di stabilire la legittimità di un format, bensì di interrogarsi sull’ecosistema culturale nel quale crescono le nuove generazioni. La prevenzione della ludopatia e la tutela del diritto alla salute richiedono una visione sistemica in cui media, istituzioni e scuola agiscano in modo coerente e coordinato.
La protezione dei diritti umani, soprattutto quando coinvolge i minori, non si realizza attraverso contrapposizioni ideologiche, ma mediante la costruzione di contesti consapevoli, fondati su responsabilità condivisa, rigore giuridico e solidità pedagogica. È in questa prospettiva che il Coordinamento rinnova il proprio impegno e auspica un confronto istituzionale alto e strutturato, capace di trasformare una controversia mediatica in un avanzamento concreto delle politiche educative e di tutela della persona.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU