Caso docente disabile: appello urgente al Ministro Valditara
Il CNDDU chiede interventi strutturali per la docente disabile e protocolli certi per garantire l'inclusione lavorativa a scuola.
Il CNDDU interviene con fermezza sul caso della docente disabile sanzionata per assenza ingiustificata a causa di barriere architettoniche insormontabili. È urgente applicare concretamente il principio dell'accomodamento ragionevole e garantire l'uguaglianza sostanziale nel sistema scolastico.
Docente disabile segnata assente mentre resta fuori da scuola: appello istituzionale al Ministro Valditara
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione e forte senso di responsabilità istituzionale in relazione alla vicenda, riportata dalla stampa, che vede protagonista una docente di scuola primaria con grave disabilità motoria, impossibilitata ad accedere alla propria sede di servizio e destinataria di contestazioni disciplinari per presunta assenza ingiustificata.
Non siamo di fronte a un episodio meramente gestionale. Il caso mette in luce un nodo strutturale che investe l’intero sistema scolastico: la distanza tra un quadro normativo avanzato in materia di tutela antidiscriminatoria e la sua effettiva traduzione nella prassi amministrativa. È in questo scarto che si consuma una frattura tra diritto proclamato e diritto concretamente esercitabile.
La Costituzione, agli articoli 2 e 3, impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità obbliga gli Stati a garantire condizioni di lavoro accessibili e accomodamenti ragionevoli; la Direttiva 2000/78/CE considera discriminatoria la mancata adozione di misure adeguate per consentire alla persona con disabilità di svolgere la propria attività lavorativa in condizioni di parità; la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e la Carta sociale europea ribadiscono il diritto all’inclusione professionale e il divieto di discriminazione.
Il principio dell’accomodamento ragionevole costituisce il fulcro di questo sistema di garanzie: non è una concessione discrezionale, ma un obbligo giuridico che impone all’amministrazione di adattare l’organizzazione del lavoro secondo criteri di proporzionalità e adeguatezza. Quando una docente con gravi difficoltà di deambulazione viene collocata in una sede priva di accessibilità e l’impedimento fisico all’ingresso si traduce in una contestazione disciplinare, non si tratta di un semplice errore organizzativo, ma di una potenziale violazione del principio di uguaglianza sostanziale.
La scuola, tuttavia, non è soltanto un luogo di lavoro: è uno spazio pedagogico in cui si forma la coscienza civica delle nuove generazioni. Ogni atto amministrativo ha un valore educativo implicito. Se una docente deve confidare nella solidarietà informale dei colleghi per superare una barriera architettonica, il messaggio che si trasmette agli studenti è che i diritti non sono garantiti dall’ordinamento, ma dipendono dalla contingenza. In questo modo si indebolisce la credibilità dell’educazione civica e si svuota di significato l’insegnamento dei diritti umani.
Alla luce di tali considerazioni, il CNDDU rivolge un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si promuova un intervento organico e strutturato, capace di trasformare il principio dell’accomodamento ragionevole in parametro operativo stabile dell’azione amministrativa scolastica.
Riteniamo necessario, in primo luogo, che il Ministero istituisca un Protocollo Nazionale sull’Accomodamento Ragionevole nelle istituzioni scolastiche, contenente linee guida vincolanti per i dirigenti, fondate sui criteri di proporzionalità, adeguatezza e prevenzione del contenzioso. Tale Protocollo dovrebbe chiarire in modo univoco che la mancata adozione di misure organizzative idonee, quando ragionevolmente esigibili, integra una responsabilità amministrativa e può comportare conseguenze sul piano disciplinare e risarcitorio.
In parallelo, appare imprescindibile l’introduzione di un Audit annuale obbligatorio di Accessibilità e Non Discriminazione, integrato nel Sistema Nazionale di Valutazione, che preveda indicatori oggettivi relativi alla presenza di barriere architettoniche, alla gestione delle procedure disciplinari riguardanti personale con disabilità e alla corretta applicazione dei permessi previsti dalla normativa vigente, inclusa la disciplina della legge 104/1992. L’accessibilità deve diventare un indicatore misurabile di qualità amministrativa, incidendo concretamente sulla valutazione dirigenziale.
Un ulteriore passaggio decisivo riguarda la formazione. È necessario rendere obbligatoria una formazione giuridica specialistica per i dirigenti scolastici in materia di diritto antidiscriminatorio europeo, responsabilità amministrativa e danno da discriminazione, con moduli dedicati alla giurisprudenza nazionale e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Una dirigenza consapevole del quadro normativo e delle sue implicazioni riduce il rischio di contenzioso e rafforza la cultura della legalità nelle comunità scolastiche.
Il CNDDU propone inoltre l’istituzione di un Garante per l’Inclusione Lavorativa nel sistema scolastico, con funzioni consultive e di mediazione preventiva, capace di intervenire nelle situazioni critiche prima che esse degenerino in conflitti giudiziari, favorendo soluzioni organizzative tempestive e coerenti con il dettato costituzionale.
Infine, appare indispensabile prevedere un fondo vincolato per l’adeguamento strutturale urgente, attivabile con procedura semplificata nei casi in cui l’assenza di interventi strutturali comporti potenziale discriminazione. La rimozione delle barriere architettoniche non può essere subordinata a lungaggini amministrative quando è in gioco l’effettività del diritto al lavoro.
Tali misure non rappresentano un aggravio burocratico, ma uno strumento di prevenzione del danno erariale e reputazionale per l’amministrazione scolastica. Investire in accessibilità e in cultura giuridica significa ridurre il contenzioso, rafforzare la legittimità delle decisioni dirigenziali e rendere la scuola coerente con la propria missione costituzionale.
Il caso in esame, al di là delle valutazioni che competono all’autorità giudiziaria, richiama l’intero sistema scolastico a una responsabilità condivisa. Non si può insegnare educazione civica e diritti umani senza praticarli quotidianamente. L’inclusione autentica non si enuncia: si realizza attraverso scelte amministrative coerenti, strutturate e giuridicamente fondate. Solo così la scuola potrà essere davvero casa comune dei diritti e spazio effettivo di uguaglianza sostanziale.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU