Caso Roggero: il CNDDU richiama il valore della legalità costituzionale nella scuola

Il caso Roggero riporta al centro il rapporto tra sicurezza, giustizia dello Stato e ruolo educativo della scuola italiana.

20 luglio 2026 20:00
Caso Roggero: il CNDDU richiama il valore della legalità costituzionale nella scuola - prof. Romano Pesavento
prof. Romano Pesavento
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Il caso Roggero torna a dividere l'opinione pubblica dopo l'ingresso in carcere del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo nell'aprile 2021. La moglie ha presentato un'istanza di grazia e il Ministero della Giustizia ha aperto l'istruttoria prevista dalle norme. Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani interviene per riportare il confronto sul terreno dei principi costituzionali.

Cosa prevede la procedura di grazia

L'istanza presentata dalla moglie del gioielliere ha avviato un percorso preciso. Il Ministero della Giustizia raccoglie atti, pareri e documenti, poi trasmette il fascicolo. La decisione finale spetta però al Presidente della Repubblica, unico titolare del potere di clemenza secondo la Costituzione. Non si tratta di un atto politico né di una risposta all'umore del momento: è uno strumento eccezionale, regolato da procedure rigorose e da valutazioni che restano fuori dal dibattito televisivo. Il CNDDU sottolinea che conoscere questi passaggi aiuta a capire perché i tempi siano lunghi e perché nessuna pressione mediatica possa sostituirsi alla valutazione istituzionale prevista dalle norme.

Perché il caso Roggero divide l'opinione pubblica

La vicenda tocca nodi profondi: il diritto alla sicurezza, la tutela di chi subisce una rapina, i confini della legittima difesa, il senso della responsabilità penale. Chi ha vissuto un'aggressione merita ascolto e vicinanza. Questo però non cancella un principio di fondo: accertare le responsabilità e applicare la pena spetta soltanto allo Stato. Il CNDDU invita a evitare due scorciatoie opposte, la semplificazione e lo scontro ideologico. Le vicende più difficili, osserva il Coordinamento, meritano una riflessione civile paziente, capace di tenere insieme empatia verso le vittime e rispetto delle regole processuali.

Il diritto non si scrive con le emozioni

In una democrazia le norme non cambiano forma in base all'intensità del consenso. Le sentenze possono essere discusse e criticate, ma nascono da un percorso regolato: imparzialità del giudice, contraddittorio tra le parti, tutela delle garanzie. Quando un fatto colpisce la sensibilità collettiva, il rischio è trasformare il processo penale in un campo di battaglia tra percezioni soggettive di giustizia. Così si indeboliscono le istituzioni chiamate ad applicare la legge senza favori. La cultura costituzionale, ricorda il CNDDU, serve a evitare che il diritto insegua l'onda del momento.

Il ruolo della scuola nell'educazione civica

Qui entra in gioco la responsabilità degli insegnanti. Insegnare i diritti umani e l'educazione civica non significa elencare articoli e commi. Significa dare agli studenti strumenti per leggere la complessità delle decisioni pubbliche. I punti su cui lavorare in classe sono chiari:

  • comprendere la separazione dei poteri e il valore dello Stato di diritto;

  • distinguere la partecipazione emotiva dalla lettura giuridica dei fatti;

  • riconoscere il ruolo autonomo della magistratura;

  • allenare il senso critico davanti alle notizie.

Educare alla cittadinanza vuol dire formare persone capaci di discutere senza smarrire i principi condivisi.

Parole pubbliche e fiducia nelle istituzioni

Il Coordinamento richiama l'attenzione su un aspetto spesso trascurato: il linguaggio. Le parole usate nel dibattito non sono mai neutre. Possono rafforzare la fiducia dei cittadini oppure alimentare fratture che indeboliscono la percezione della giustizia come bene comune. Nei momenti di tensione sociale la sobrietà diventa una forma di responsabilità pubblica. Per il CNDDU la vera risposta non sta nello scegliere tra sicurezza e diritti, perché una democrazia costituzionale vive dell'equilibrio tra libertà, responsabilità e legalità. La forza dello Stato non consiste nell'assecondare le emozioni collettive, ma nel garantire che ogni decisione rispetti la Costituzione e la dignità della persona.

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