Castelfranco e la violenza a scuola: serve un nuovo patto tra famiglie e docenti

Dopo il grave episodio di Castelfranco, il CNDDU analizza le radici della violenza a scuola e l'importanza di un nuovo patto educativo.

A cura di Redazione Redazione
11 aprile 2026 11:00
Castelfranco e la violenza a scuola: serve un nuovo patto tra famiglie e docenti - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Condividi

L'aggressione tra dodicenni a Castelfranco solleva interrogativi urgenti sulla violenza a scuola. È necessario un cambiamento culturale profondo che coinvolga famiglie e istituzioni per recuperare il valore dell'ascolto autentico e del rispetto reciproco tra i giovani studenti di oggi.

Castelfranco di Sotto (PI), aggressione tra dodicenni a scuola: un episodio che impone un ripensamento educativo condiviso tra scuola, famiglia e società

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime sconcerto e profonda inquietudine per il grave episodio avvenuto a Castelfranco di Sotto, dove una studentessa di dodici anni ha aggredito una coetanea all’interno della scuola, colpendola con delle forbici. Un atto che non può essere banalizzato né archiviato sotto la formula riduttiva dei “futili motivi”, ma che interpella in modo diretto la qualità delle relazioni, dei linguaggi e dei modelli che attraversano il mondo giovanile.

Quando la violenza emerge con tale precocità e in un contesto che dovrebbe rappresentare uno spazio di tutela e crescita, si evidenzia una frattura nei processi di costruzione del sé e nella capacità di riconoscere l’altro come limite, risorsa e presenza da rispettare. Il conflitto, dimensione inevitabile della relazione, sembra sempre più spesso sottratto alla parola, al confronto e alla mediazione, per essere invece agito in forma immediata, impulsiva, priva di filtri e di consapevolezza delle conseguenze.

In controluce, si intravede un progressivo indebolimento dei riferimenti educativi condivisi e una difficoltà diffusa a costruire contesti in cui le emozioni possano essere riconosciute, nominate e governate. La rapidità dei codici comunicativi, l’esposizione continua a modelli relazionali semplificati e talvolta aggressivi, la fragilità di spazi autentici di ascolto contribuiscono a generare una condizione in cui la relazione con l’altro può trasformarsi in terreno di tensione non elaborata.

Il CNDDU esprime vicinanza alla studentessa ferita, alla sua famiglia e all’intera comunità scolastica, chiamata a confrontarsi con un evento che lascia smarrimento e interrogativi profondi. È proprio in momenti come questi che emerge con forza la necessità di restituire centralità a percorsi formativi capaci di tenere insieme conoscenza e consapevolezza, diritti e responsabilità, libertà individuale e rispetto reciproco.

Occorre ripensare la scuola come luogo in cui non solo si apprendono contenuti, ma si impara a stare nel mondo con gli altri, a riconoscere il conflitto senza esserne travolti, a trasformarlo in occasione di crescita. Questo implica una presenza educativa attenta e competente, capace di intercettare i segnali del disagio prima che si traducano in gesti estremi, e di offrire strumenti concreti per abitare le relazioni in modo non violento.

In tale prospettiva, diventa fondamentale restituire valore al tempo educativo, spesso compresso e frammentato, affinché vi sia spazio per la costruzione di legami significativi e per l’elaborazione delle esperienze emotive. La scuola è chiamata a farsi luogo di fiducia, dove ogni studente possa trovare adulti di riferimento capaci di ascolto autentico e di guida responsabile.

Non meno rilevante è la necessità di contrastare ogni forma di normalizzazione della violenza, anche quella più sottile, che si insinua nei linguaggi quotidiani, nei gesti, nelle dinamiche di gruppo. Intervenire su questi aspetti significa lavorare in profondità sulla cultura condivisa, promuovendo pratiche educative che valorizzino il rispetto, la cooperazione e il riconoscimento reciproco.

È inoltre indispensabile rafforzare la corresponsabilità tra tutte le componenti della comunità educante, affinché nessun segnale venga sottovalutato e nessuna situazione di disagio resti invisibile. La prevenzione passa attraverso la capacità di costruire reti solide, in cui scuola, famiglia e territorio operino in sinergia e continuità.

Particolare attenzione deve essere riservata alla dimensione del gruppo dei pari, spesso teatro di dinamiche complesse e talvolta ambivalenti. Accompagnare i ragazzi nella costruzione di relazioni sane significa fornire loro strumenti per comprendere le proprie emozioni, per comunicare in modo efficace e per affrontare le tensioni senza ricorrere alla sopraffazione.

Allo stesso tempo, è necessario promuovere una riflessione più ampia sul senso del limite, oggi spesso percepito come ostacolo anziché come condizione essenziale della convivenza. Educare al limite significa educare alla responsabilità, alla consapevolezza delle proprie azioni e al rispetto dell’integrità altrui.

Superare situazioni come quella verificatasi a Castelfranco richiede un impegno condiviso e continuo, che non si esaurisca nella risposta all’emergenza. Significa costruire, giorno dopo giorno, contesti in cui il rispetto non sia enunciato ma praticato, in cui la parola trovi spazio prima dell’azione, in cui ogni studente possa sentirsi riconosciuto e guidato. Solo così sarà possibile disinnescare alla radice le dinamiche che alimentano la violenza e restituire alla scuola il suo ruolo fondamentale di presidio umano, prima ancora che istituzionale.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail