CCNL scuola 2025-2027: meno burocrazia e più tutele nel nuovo contratto docenti
Il CNDDU analizza il CCNL scuola 2025-2027 chiedendo formazione continua, benessere lavorativo e inclusione secondo i parametri europei.
Il rinnovo del CCNL scuola 2025-2027 rappresenta un momento critico per il sistema educativo. Il CNDDU evidenzia la necessità di una riforma strutturale che punti alla formazione continua e al benessere dei lavoratori, allineando l'Italia agli standard qualitativi dell'Unione Europea.
CCNL scuola 2025-2027, il CNDDU: formazione continua, inclusione, benessere lavorativo e valorizzazione docente diventino elementi strutturali del nuovo contratto in linea con i modelli europei
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il confronto sulla parte normativa del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2025-2027 rappresenti un passaggio decisivo per superare una contraddizione ormai evidente: la scuola italiana continua a proclamare formazione, inclusione, cittadinanza democratica e tutela dei diritti umani come priorità strategiche, ma non sempre garantisce ai docenti tempi, strumenti e riconoscimenti adeguati per renderle effettive.
Il rinnovo contrattuale non può limitarsi a una manutenzione amministrativa dell’esistente. Deve diventare occasione per allineare la scuola italiana alle migliori esperienze europee, nelle quali la professionalità docente non è ridotta alle sole ore di lezione frontale, ma comprende formazione continua, progettazione, cooperazione, ricerca didattica, inclusione, orientamento, relazione educativa e benessere organizzativo.
In diversi Paesi dell’Unione europea la formazione continua è già configurata come diritto-dovere strutturale del docente. In Svezia, secondo Eurydice, gli accordi centrali prevedono 104 ore annue indicative per lo sviluppo professionale. In Francia la formazione continua è obbligatoria e, nella scuola primaria, quantificata in 18 ore annue. Nei Paesi Bassi il contratto del settore secondario riconosce ai docenti 83 ore annue e un budget personale di 600 euro per attività di professionalizzazione. In Estonia, inoltre, è stato introdotto un modello di carriera articolato in quattro stadi, collegato alla progressione professionale e salariale.
Tali esperienze indicano una direzione chiara: non basta dichiarare obbligatoria la formazione, occorre renderla contrattualmente esigibile, organizzativamente sostenibile ed economicamente riconosciuta.
Il CNDDU propone pertanto che il nuovo CCNL introduca alcune innovazioni normative:
un monte ore annuale autonomo per la formazione in servizio, distinto dalle attuali “40 + 40 ore”, con priorità su inclusione, diritti umani, cittadinanza democratica, educazione digitale, prevenzione della violenza, contrasto alle discriminazioni e gestione delle fragilità educative;
un budget individuale annuale per la professionalizzazione docente, sul modello olandese, destinato a corsi qualificati, master, certificazioni, mobilità Erasmus+, formazione linguistica, digitale e pedagogica;
crediti professionali certificati, spendibili nella valorizzazione della carriera, nella mobilità professionale, negli incarichi di sistema e nella progressione economica;
tempi contrattuali specifici per inclusione e GLO, evitando che il diritto degli studenti con disabilità sia affidato alla sola disponibilità personale dei docenti o compresso entro spazi residuali;
riconoscimento della progettazione educativa collegiale come attività professionale qualificata, distinta dagli adempimenti burocratici;
diritto alla disconnessione e regolazione del lavoro digitale, per evitare che registro elettronico, piattaforme, comunicazioni scuola-famiglia e adempimenti online dilatino indefinitamente il tempo di lavoro;
misure di prevenzione del burnout, con accesso a supporto psicologico, supervisione professionale, formazione sulla gestione dei conflitti e tutela del benessere lavorativo;
sperimentazione di percorsi di carriera docente, ispirati ai modelli europei, che valorizzino tutor, mentor, docenti esperti in inclusione, diritti umani, educazione civica, mediazione interculturale e innovazione didattica;
permessi retribuiti per studio, ricerca didattica e mobilità europea, finalizzati alla costruzione di una comunità professionale aperta, aggiornata e capace di dialogare con i sistemi scolastici dell’Unione europea;
riduzione degli adempimenti non educativi, affinché il tempo scuola sia restituito alla relazione, alla progettazione, all’ascolto e alla cura formativa degli studenti.
Il CNDDU ritiene inoltre necessario superare definitivamente la logica implicita del “poco stipendio–pochi obblighi”, che ha prodotto negli anni un patto al ribasso dannoso per tutti: per i docenti, per gli studenti, per le famiglie e per la qualità democratica del Paese.
La scuola italiana non ha bisogno di concessioni simboliche, ma di un nuovo patto professionale: più riconoscimento, più formazione, più responsabilità condivisa, più tutela dei diritti.
Educare ai diritti umani non significa aggiungere un tema al curricolo; significa costruire ogni giorno ambienti scolastici fondati su dignità, inclusione, partecipazione, legalità costituzionale e rispetto della persona.
Per questo il CCNL deve diventare anche uno strumento di civiltà democratica.
Una scuola che non tutela i propri docenti difficilmente potrà tutelare pienamente il diritto all’istruzione, all’inclusione e alla crescita umana degli studenti.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU