Ciro Zirpoli: il dovere della memoria nelle scuole
Il ricordo di Ciro Zirpoli contro la violenza mafiosa e per la difesa dei diritti umani fondamentali in ambito scolastico.
La memoria di Ciro Zirpoli, vittima innocente a soli sedici anni, rappresenta un monito contro la criminalità organizzata. Ricordare il suo sacrificio significa riaffermare il valore della legalità e della dignità umana come pilastri per le nuove generazioni.
Ercolano, 26 gennaio 2026 – Ciro Zirpoli, 16 anni, e il dovere della memoria nelle scuole
Ercolano, 26 gennaio 2026 – Ciro Zirpoli, 16 anni, e il dovere della memoria nelle scuole Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende rendere memoria a Ciro Zirpoli, vittima innocente della violenza camorristica, ucciso a soli sedici anni in un contesto di ritorsione mafiosa che ha colpito non soltanto una giovane vita, ma i principi fondanti dello Stato di diritto e della convivenza civile.
Nel 1996, nel territorio di Ercolano, il controllo delle attività criminali è esercitato dal clan Ascione, consolidatosi nel corso di decenni attraverso il traffico di stupefacenti e il dominio sistematico del territorio. Tale assetto viene profondamente scosso dall’operazione Nemesi, che conduce all’arresto di 194 affiliati. Tra questi figurano Leonardo e Salvatore Zirpoli, i quali intraprendono un percorso di collaborazione con la giustizia insieme al fratellastro Giuseppe Brisciano. Le dichiarazioni rese producono un rilevante avanzamento dell’azione giudiziaria, coinvolgendo anche i clan Abbate, Cozzolino e Vollaro, operanti nell’area di San Giorgio a Cremano, e dando impulso a indagini su presunte collusioni tra apparati istituzionali e criminalità organizzata.
La risposta del clan Ascione si manifesta attraverso una sequenza di azioni violente e intimidatorie. Il 28 marzo 1996 viene gravemente ferita Giuseppina Brisciano, sorellastra dei fratelli Zirpoli, colpita al petto e sopravvissuta solo per circostanze fortuite. Il 4 aprile dello stesso anno, a Portici, un ordigno esplode davanti al ristorante di Anna Imparato, convivente di Leonardo Zirpoli. Nonostante le pressioni e le minacce, i fratelli Zirpoli decidono di proseguire nella collaborazione con la giustizia, subendo l’isolamento e il ripudio da parte del proprio nucleo familiare.
Il 26 gennaio 1997 la violenza mafiosa raggiunge il suo apice con l’omicidio di Ciro Zirpoli, figlio di Leonardo. Ciro è un minorenne, ancora in età adolescenziale, cresciuto in un contesto familiare segnato da fragilità e contraddizioni, ma titolare, come ogni giovane, del diritto inviolabile alla vita, alla sicurezza e alla possibilità di costruire autonomamente il proprio futuro. Quel giorno, mentre si allontana da un luogo di ritrovo abituale nel quartiere di Pugliano, viene colpito alle spalle da un proiettile che si rivelerà fatale. Morirà poche ore dopo presso l’ospedale Maresca di Torre del Greco.
L’uccisione di Ciro Zirpoli costituisce una gravissima violazione dei diritti fondamentali della persona, sanciti dalla Costituzione italiana e dalle principali convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Il suo assassinio, motivato esclusivamente dal legame di sangue con un collaboratore di giustizia, evidenzia una delle strategie più crudeli della criminalità organizzata: colpire i familiari per esercitare una pressione indiretta, trasformando l’appartenenza familiare in una condanna collettiva e negando il principio di responsabilità personale su cui si fonda l’ordinamento giuridico democratico.
La ferocia del clan non si arresta neppure di fronte alla morte: il 10 febbraio 1997 la tomba di Ciro viene profanata, con la distruzione della lastra funeraria e dei simboli sacri, in un ulteriore tentativo di annientare la memoria della vittima, ma il valore stesso della dignità umana.
La madre del ragazzo, Maddalena Iacomino, negherà di aver ricevuto minacce e rinnegherà il marito, a dimostrazione di quanto il sistema mafioso sia in grado di esercitare un controllo profondo, silenzioso e pervasivo sulle coscienze, sui legami affettivi e sulla libertà di autodeterminazione delle persone coinvolte.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene imprescindibile che la memoria di Ciro Zirpoli venga tutelata, trasmessa e valorizzata, in particolare all’interno delle istituzioni scolastiche. Veicolare figure come la sua nei percorsi educativi significa restituire centralità alle vittime innocenti delle mafie e sottrarle al rischio dell’oblio o della riduzione a cronaca.
La scuola, quale luogo costituzionalmente deputato alla formazione della persona e del cittadino, ha il compito di rendere intelligibili ai giovani le conseguenze concrete della criminalità organizzata sulla vita delle persone, soprattutto dei minori. Raccontare la storia di Ciro Zirpoli agli studenti significa mostrare come le mafie neghino sistematicamente il diritto alla scelta, al futuro e alla speranza, colpendo proprio coloro che dovrebbero essere maggiormente tutelati.
Educare attraverso queste storie non equivale a indulgere nel dolore, ma a trasformare la memoria in strumento di consapevolezza critica. Significa affermare che nessun ragazzo deve essere definito dal contesto in cui nasce, né condannato per le scelte altrui, e che la legalità non è un principio astratto, bensì una pratica quotidiana che richiede conoscenza, responsabilità e coraggio.
Ricordare Ciro Zirpoli a scuola è, dunque, un atto educativo di alto valore civile: un modo per rafforzare la cultura dei diritti umani, promuovere la cittadinanza attiva e costruire anticorpi culturali contro ogni forma di violenza mafiosa. La memoria, quando diventa sapere condiviso, si trasforma in prevenzione e impegno per una società più giusta, consapevole e rispettosa della dignità di ogni persona.
prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno, CNDDU