Classi differenziate a scuola: Anief dice no al merito usato come criterio di divisione
Classi differenziate in base al profitto: Pacifico (Anief) ribadisce il dovere dello Stato di garantire dignità e inclusione.
L'idea di formare classi differenziate in base al merito e al profitto degli studenti torna al centro del dibattito politico. Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief, risponde con un secco no. Per il sindacato lo Stato ha il dovere di promuovere la dignità di ogni alunno e di rimuovere gli ostacoli alla sua crescita, non di dividere i ragazzi già dal primo banco di scuola.
Classi differenziate, il no deciso di Anief
Il tema delle classi differenziate riemerge in vista delle prossime elezioni politiche. C'è chi sostiene che la scuola funzionerebbe meglio dividendo gli alunni per rendimento. La replica del sindacato autonomo è netta: «Chi vuole tornare a classi differenziate non sa che lo Stato ha il dovere di promuovere la dignità di ogni alunna e alunno, cercando sempre di rimuovere gli ostacoli per la sua realizzazione come individuo sociale». Per Pacifico separare i ragazzi significa negare loro la possibilità di sentirsi parte della società civile fin dalla formazione.
Le parole di Pacifico sull'inclusione
Per il presidente di Anief la strada non è dividere, ma includere. «Se lo Stato non ha soldi a sufficienza, allora potrebbe pensare di sottrarre una parte dei finanziamenti già riservati agli armamenti», afferma Pacifico. Il sindacalista richiama poi la storia: «La grandezza della Roma antica non è stata nella esclusione, ma nell'inclusione». Un messaggio che lega il valore dell'inclusione scolastica ai principi costituzionali. «Siamo tutti figli d'Italia», conclude, ricordando che lo Stato non può sfuggire ai suoi valori di fondo.
Servono più posti per il sostegno
Il nodo riguarda anche le risorse per il sostegno agli alunni con disabilità. In Italia ci sono circa 330 mila studenti con disabilità che hanno diritto a un percorso adeguato. Secondo Anief lo Stato deve introdurre organici stabili e procedere con le immissioni in ruolo, invece di affidarsi a supplenze continue. Solo con docenti di ruolo e formati la scuola può garantire continuità didattica e un reale supporto a chi ne ha più bisogno, trasformando l'inclusione da principio dichiarato a pratica quotidiana.
Segui tutti gli aggiornamenti di Scuolalink.it sul canale Telegram