CNDDU: difendere la memoria urbana a Napoli dal vandalismo
Il vandalismo a Napoli colpisce la memoria urbana: una sfida non solo di sicurezza, ma anche educativa e civica per tutta la comunità.
L'ennesimo atto di vandalismo a Napoli contro una targa commemorativa ferisce la memoria urbana. Questo episodio ci spinge a riflettere sull'importanza dell'educazione civica e sulla stringente necessità di tutelare proattivamente i beni comuni come patrimonio di tutti.
Napoli, vandalizzata la memoria urbana: diritti, educazione e responsabilità pubblica
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime viva preoccupazione per il nuovo danneggiamento della targa commemorativa dedicata a John Lennon e George Harrison nel quartiere Arenella di Napoli, nei pressi del Parco Mascagna. L’episodio, inserito in una sequenza già documentata di atti analoghi, non può essere interpretato come un semplice fatto di cronaca urbana, ma deve essere compreso nella sua portata culturale, pedagogica e giuridica.
Quando un segno della memoria collettiva viene colpito, si produce una frattura simbolica che riguarda la qualità democratica dello spazio pubblico. I luoghi urbani, infatti, non sono contenitori neutrali: essi costituiscono ambienti educativi diffusi, nei quali si formano rappresentazioni, appartenenze e competenze civiche. La presenza di una targa commemorativa dedicata a figure artistiche che hanno contribuito alla diffusione di messaggi universali di pace, libertà espressiva e dialogo interculturale assume una funzione educativa permanente, spesso più incisiva di quanto si riconosca.
Da un punto di vista pedagogico, la reiterazione di atti vandalici segnala una criticità nella relazione tra giovani e spazio pubblico, evidenziando una possibile distanza tra esperienza quotidiana e significato simbolico dei beni comuni. Il vandalismo giovanile, soprattutto quando colpisce elementi identitari della comunità, interroga direttamente la scuola, le politiche educative territoriali e i dispositivi di partecipazione civica. Non si tratta soltanto di prevenire il danno, ma di ricostruire senso.
La questione assume anche un rilievo giuridico preciso. I beni commemorativi e gli elementi di arredo urbano dotati di valore culturale rientrano nella sfera dei beni di interesse pubblico e la loro tutela si collega ai principi costituzionali di promozione della cultura, di protezione del patrimonio e di responsabilità collettiva nella cura della cosa pubblica. Il danneggiamento non è quindi soltanto una violazione materiale, ma un atto che incide sul diritto della comunità alla fruizione culturale e sulla funzione educativa del patrimonio diffuso. In tale prospettiva, le richieste dei cittadini relative al rafforzamento della vigilanza e all’installazione di sistemi di videosorveglianza rappresentano una dimensione legittima della tutela, ma non esauriscono il quadro delle risposte necessarie.
Dal punto di vista mediatico, episodi come questo tendono a essere rapidamente assorbiti nella narrativa emergenziale delle cosiddette “baby gang”, con il rischio di semplificazioni che producono distanza anziché comprensione. Una comunicazione pubblica responsabile dovrebbe invece trasformare l’evento in occasione di riflessione collettiva, evitando etichette stigmatizzanti e favorendo processi di responsabilizzazione condivisa. La narrazione del vandalismo incide infatti sulle rappresentazioni sociali dei giovani e può orientare le politiche, talvolta verso modelli esclusivamente securitari.
Il Coordinamento ritiene che la riparazione materiale della targa debba essere accompagnata da una riparazione simbolica, capace di restituire significato all’oggetto danneggiato e di riattivare il legame tra comunità e luogo. In ambito educativo, gli atti di cura visibili producono apprendimento civico, rafforzano la percezione di appartenenza e contribuiscono alla prevenzione più efficace: quella fondata sul riconoscimento.
In questa prospettiva, il vandalismo diventa un indicatore educativo e non soltanto un problema di ordine pubblico. Esso segnala la necessità di rafforzare pratiche di educazione ai diritti umani che includano la dimensione dello spazio urbano, la responsabilità verso i beni comuni e la consapevolezza del valore simbolico della memoria culturale.
Le conclusioni che emergono da questo episodio si collocano nel solco dei principi giuridici di solidarietà sociale, funzione educativa del patrimonio e corresponsabilità istituzionale. La tutela dei beni commemorativi non è una questione accessoria, ma parte integrante del diritto alla cultura e del diritto a vivere in contesti urbani che promuovano dignità, identità e partecipazione. In termini giuridico-educativi, la riparazione di un bene danneggiato assume il valore di pratica riparativa della comunità, coerente con modelli contemporanei di giustizia che privilegiano responsabilità, consapevolezza e ricostruzione del legame sociale.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita pertanto a leggere l’accaduto come occasione per riaffermare la centralità dell’educazione civica sostanziale, intesa non come disciplina formale ma come esperienza quotidiana dei luoghi. Difendere una targa significa difendere il diritto alla memoria, ma soprattutto il diritto delle giovani generazioni a crescere in spazi che parlino, insegnino e rendano visibile la cura.
La qualità democratica di una città si misura anche dalla capacità di proteggere i suoi segni più fragili e di trasformare ogni ferita simbolica in un atto pubblico di consapevolezza. In questo senso, la risposta al vandalismo non coincide con la sola prevenzione del rischio, ma con la costruzione intenzionale di comunità educanti capaci di riconoscere nel patrimonio diffuso un dispositivo di diritti.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU