Competenze non cognitive a scuola: firmato il decreto
Via libera alla sperimentazione triennale per istituti e CPIA. Focus su didattica innovativa, reti territoriali e contrasto alla dispersione scolastica.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha siglato il decreto attuativo per la sperimentazione nazionale delle competenze non cognitive. Il provvedimento, che rende operativa la Legge 22/2025, apre a percorsi didattici triennali finalizzati a innovare l'insegnamento e combattere la povertà educativa attraverso lo sviluppo di abilità trasversali.
Il nuovo assetto normativo e l'avvio della sperimentazione
Il panorama scolastico italiano si prepara a un cambiamento strutturale con la firma del decreto ministeriale n. 6 del 15 gennaio 2026. Il Ministro Giuseppe Valditara ha dato il via libera formale al provvedimento che disciplina la sperimentazione metodologica per lo sviluppo delle cosiddette soft skills o character skills. Attualmente, il testo è al vaglio degli organi di controllo per la validazione definitiva, passaggio burocratico necessario prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Nelle more della registrazione, gli uffici ministeriali stanno perfezionando l'avviso pubblico destinato alle istituzioni scolastiche. La finestra temporale per l'adesione sarà stretta: si prevedono circa venti giorni dalla pubblicazione del bando per l'invio delle candidature. Questo richiede alle segreterie e ai dirigenti scolastici una rapida mobilitazione, specialmente per la convocazione del collegio dei docenti, la cui delibera è requisito indispensabile per la partecipazione.
Destinatari, reti e competenze non cognitive
La sperimentazione coprirà il triennio scolastico 2025/2026 – 2027/2028 e si rivolge a una platea eterogenea, segnando una volontà di inclusione sistemica. Potranno candidarsi le scuole dell'infanzia, gli istituti del primo e secondo ciclo (sia statali che paritari) e i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA).
Un elemento qualificante del decreto è la spinta verso la creazione di reti interistituzionali. Le scuole non saranno sole: il progetto incentiva partnership con:
Università e consorzi universitari;
Istituti di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica;
Enti accreditati con comprovata esperienza nella ricerca sulle competenze trasversali.
Chi opera nel settore sa bene che la costruzione di reti efficaci è spesso complessa; per questo, il legislatore ha previsto una flessibilità operativa: l'accordo di rete potrà essere formalizzato anche in una fase successiva alla candidatura, permettendo alle scuole di focalizzarsi inizialmente sulla qualità della proposta pedagogica.
Criteri di selezione e impatto sulla dispersione
Non tutti i progetti saranno ammessi. La selezione sarà affidata a una Commissione tecnica che valuterà le proposte basandosi su indicatori rigorosi. Al centro della valutazione vi sono l'uso di metodologie didattiche attive e la capacità di integrare le nuove competenze nel curricolo tradizionale, garantendo accessibilità agli studenti con disabilità e Bisogni Educativi Speciali (BES).
Un criterio decisivo sarà il contesto socio-economico. L'obiettivo è intervenire dove il rischio di dispersione scolastica e povertà educativa è più alto. Per garantire oggettività, la Commissione utilizzerà direttamente i dati forniti da INVALSI per mappare le fragilità del territorio nel primo e secondo ciclo, esonerando le scuole dalla produzione di documentazione aggiuntiva su questo fronte. Per l'infanzia e i CPIA, invece, farà fede l'auto-dichiarazione del contesto.
I progetti dovranno inoltre prevedere un solido piano di monitoraggio e rendicontazione, allineato con le competenze chiave europee, per misurare il reale impatto sul successo formativo degli studenti.