Comuni montani: ecco la mappa definitiva del DPCM in GU

In Gazzetta Ufficiale le regole per i 3.715 enti ammessi. Ecco i parametri di altitudine e pendenza necessari per le agevolazioni fiscali.

24 febbraio 2026 19:30
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Il recente aggiornamento normativo ha ridisegnato ufficialmente i confini dei comuni montani italiani. Attraverso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo provvedimento governativo, sono state stabilite direttive basate su parametri geografici oggettivi e misurabili. Questa profonda revisione serve a stabilire con esattezza quali amministrazioni locali avranno diritto ai futuri fondi statali e alle specifiche agevolazioni fiscali dedicate alle aree ad alta quota, razionalizzando di fatto l'elenco degli enti beneficiari.

I nuovi criteri per i comuni montani

La normativa aggiornata abbandona le vecchie logiche discrezionali per affidarsi a dati geomorfologici precisi. Un territorio viene ora classificato ufficialmente come montano se soddisfa almeno una delle seguenti condizioni primarie:

  • Almeno il 20% della superficie comunale si trova sopra i 600 metri di altitudine, congiuntamente a un quarto del territorio che presenta una pendenza oltre il 20%.

  • L'altitudine media supera i 350 metri, abbinata a un 5% di suolo con elevata pendenza.

  • L'altitudine media raggiunge i 400 metri.

  • Il punto di massima elevazione tocca quota 1.200 metri.

Il legislatore ha inoltre previsto delle tutele per i cosiddetti comuni "contigui". Un ente locale può rientrare nella classificazione se la sua altitudine media è di almeno 200 metri e confina esclusivamente con territori montani o con nazioni estere.

Meno enti nella nuova classificazione

L'applicazione di questi misuratori oggettivi ha comportato un restringimento della platea dei beneficiari. La lista definitiva approvata conta oggi 3.715 amministrazioni, segnando l'esclusione di circa 350 località che, sotto la precedente legislazione del 1952, venivano considerate montane solo in parte o tramite parametri meno rigorosi.

Il Governo ha confermato che il metodo ha trovato il consenso unanime della maggior parte delle istituzioni locali. Tuttavia, alcune realtà territoriali hanno sollevato perplessità, evidenziando come una classificazione puramente numerica rischi di non cogliere appieno fattori cruciali come lo spopolamento e le difficoltà di accesso ai servizi essenziali.

I prossimi passi per le agevolazioni

I territori inclusi nella nuova mappa coprono il 51% della superficie italiana e ospitano quasi 12 milioni di cittadini. L'inclusione in questo primo elenco generale è solo il punto di partenza.

La normativa prevede la futura stesura di un ulteriore decreto attuativo. Questo passaggio servirà a creare un sotto-elenco più ristretto, basato questa volta su indicatori socio-economici come la fragilità economica e l'esodo demografico. Solo gli enti inseriti in questa seconda selezione potranno sbloccare l'accesso diretto ai crediti d'imposta e alle misure di sostegno finanziario più incisive.

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