Concorsi truccati all'Università di Chieti: condannato docente per tentata concussione
Sentenza per tentata concussione dopo la denuncia della ricercatrice Rapposelli che registrò le minacce sul "sistema" accademico.
Il Tribunale ha condannato un docente ordinario di Economia Statistica all'Università di Chieti-Pescara, per tentata concussione. Decisiva la registrazione della ricercatrice Agnese Rapposelli che ha svelato le logiche dei concorsi pilotati e le pressioni subite.
La sentenza del Tribunale e le conseguenze legali
Si chiude con una condanna il primo capitolo giudiziario di una vicenda che ha scosso le fondamenta dell'Università di Chieti-Pescara. Il tribunale ha riconosciuto la colpevolezza del docente, ordinario di Economia Statistica, accusato di tentata concussione. La pena inflitta in primo grado prevede l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni — sanzione accessoria attualmente sospesa poiché la condanna principale risulta inferiore ai due anni — e il pagamento di una provvisionale pari a 10.000 euro in favore della parte civile.
La vittima, Agnese Rapposelli, assistita dall'avvocato Augusto La Morgia, vedrà l'entità definitiva del risarcimento stabilita in una separata sede civile. Il procedimento penale, scaturito dal rinvio a giudizio del 22 novembre 2023, ha confermato l'impianto accusatorio contro il docente, che inizialmente aveva goduto di una certa protezione all'interno del Dipartimento di Economia. La decisione dei giudici sancisce la veridicità delle pressioni esercitate sulla ricercatrice, costretta per anni a un limbo professionale nonostante i titoli accademici posseduti.
Il "Sistema" dei concorsi truccati e la registrazione chiave
Il cuore del processo risiede in una prova inconfutabile: una registrazione audio risalente al 29 maggio 2019. In quel frangente, il docente ordinario convocò la Rapposelli nel suo studio alla vigilia di una prova di Statistica economica. Il contenuto di quel colloquio trascende la semplice raccomandazione, delineando i contorni di un vero e proprio "sistema" di potere accademico, spesso definito giornalisticamente come "la baronìa".
Il docente, con toni che l'accusa ha qualificato come minacciosi, propose un do ut des inaccettabile: la rinuncia ai ricorsi legali in cambio di una cattedra. "Con i ricorsi alla magistratura non entrerai mai", intimò il professore, offrendo esplicitamente un posto da ricercatrice come merce di scambio. Le parole registrate, "Te lo segno col sangue", e l'affermazione di rappresentare "tutto un sistema" oltre che se stesso, hanno costituito la spina dorsale dell'inchiesta "Agnese nel Paese dei baroni". La ricercatrice, che in dodici anni aveva accumulato sette secondi posti e innumerevoli ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, oppose un rifiuto netto per questioni morali ("Questa non è università"), scardinando di fatto il meccanismo di omertà che spesso avvolge i concorsi universitari.
Epilogo amministrativo e la carriera di Agnese Rapposelli
Le ripercussioni di quella denuncia non sono rimaste confinate alle aule di tribunale. In seguito alla diffusione dell'audio e allo scandalo mediatico, il Tar di Pescara ha provveduto all'annullamento del concorso incriminato. Per Agnese Rapposelli, il percorso verso il riconoscimento professionale è stato tortuoso ma alla fine vincente.
Il primo novembre 2021, all'età di 42 anni, la studiosa ha finalmente ottenuto un contratto come ricercatrice di Tipo B. Successivamente, dimostrando il proprio valore sul campo, ha vinto un concorso diventando professoressa associata e aggiudicandosi una prestigiosa borsa Prin (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale). Recentemente, nel dicembre scorso, per evitare situazioni di incompatibilità ambientale con il docente condannato, la professoressa ha ottenuto il trasferimento al settore di Economia aziendale, chiudendo un cerchio professionale e umano durato oltre un decennio.