Congedo di paternità: perché il 35% dei padri ancora non lo richiede?
L'analisi dei dati INPS conferma l'incremento del congedo di paternità in Italia, sebbene emergano ancora forti differenze tra nord e sud.
Negli ultimi dieci anni l'adozione del congedo di paternità in Italia ha registrato un'evoluzione straordinaria, passando da una quota del 19% a oltre il 64%. I recenti dati INPS confermano che i padri lavoratori stanno progressivamente cambiando approccio culturale verso la genitorialità, pur in presenza di barriere strutturali legate alla tipologia contrattuale e alla posizione geografica.
Evoluzione del ricorso al congedo di paternità
Introdotto originariamente nel 2012 con la riforma Fornero, questo strumento ha visto una diffusione crescente. Nel 2024, il numero di uomini che hanno beneficiato della misura ha raggiunto le 181.777 unità. Questo incremento riflette una trasformazione sociale profonda, che vede la figura paterna sempre più coinvolta nelle fasi iniziali della vita dei figli.
Tuttavia, nonostante il trend positivo, circa il 35% degli aventi diritto non usufruisce ancora della prestazione, segnale che persistono ostacoli di natura culturale o organizzativa all'interno del mercato del lavoro italiano.
Profilo dei padri lavoratori che utilizzano il beneficio
L'identikit del fruitore tipo, delineato dalle analisi di Save the Children, corrisponde a un uomo di età compresa tra i 35 e i 44 anni (che rappresenta il 52% della platea totale). L'utilizzo è più frequente tra chi possiede un contratto a tempo indeterminato e lavora a tempo pieno.
Nello specifico, le statistiche evidenziano quanto segue:
I dipendenti con contratto full time utilizzano mediamente due giorni di congedo in più rispetto ai lavoratori part time.
I lavoratori con contratto a tempo indeterminato fruiscono del beneficio per un periodo più lungo rispetto ai precari.
Dirigenti e impiegati mostrano una propensione all'utilizzo superiore rispetto agli operai.
Impatto della dimensione aziendale e del contratto
La struttura dell'impresa gioca un ruolo determinante nell'accesso al diritto. Nelle grandi realtà con oltre 100 dipendenti, la percentuale di padri che richiedono il congedo di paternità raggiunge l'80%. Al contrario, nelle piccole imprese con meno di 15 addetti, il tasso di fruizione crolla drasticamente al 40%.
Questo divario suggerisce che nelle organizzazioni più strutturate sia più semplice gestire l'assenza temporanea del lavoratore, mentre nelle piccole imprese possono pesare maggiormente le difficoltà organizzative o le pressioni interne.
Divario geografico nell'uso del congedo di paternità in Italia
Il territorio nazionale appare profondamente spaccato nella fruizione di questa misura. Il Nord Italia detiene il primato, ospitando il 59% dei padri che hanno utilizzato il congedo nel 2024. Al Centro la quota si attesta al 19%, mentre nel Sud e nelle Isole la percentuale scende al 22%.
Le regioni con la maggiore incidenza sono:
Nord: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Centro: Lazio e Toscana.
Sud: Campania, Puglia e Sicilia.
Oltre al numero di beneficiari, anche la durata media dell'astensione dal lavoro risulta inferiore nel Mezzogiorno rispetto alle regioni settentrionali, evidenziando la necessità di politiche mirate per uniformare l'accesso ai diritti parentali su tutto il territorio nazionale.