UniCT, Congedo mestruale: ecco le tutele per le studentesse con dismenorrea severa
Il congedo mestruale arriva all'Università di Catania per le studentesse con dismenorrea severa, mentre la Camera discute una proposta di legge.
Il congedo mestruale entra ufficialmente in un ateneo italiano. L'Università di Catania ha riconosciuto questa possibilità per le studentesse colpite da dismenorrea severa e da patologie mestruali invalidanti certificate. Una scelta che colloca l'università siciliana tra le prime in Italia a dare valore concreto a una condizione spesso ignorata. Intanto a Roma una proposta di legge punta a rendere la misura valida in tutto il Paese, sia per chi studia sia per chi lavora.
Cosa cambia per le studentesse di Catania
La novità nasce da una modifica al regolamento che disciplina lo status di studente in situazione di difficoltà. Il provvedimento è stato approvato dal Senato Accademico e dal Consiglio d'Amministrazione. Da oggi la dismenorrea severa e le patologie mestruali invalidanti, se documentate da un medico, rientrano tra le condizioni che danno diritto a tutele specifiche. Il riconoscimento scatta quando questi disturbi incidono, anche solo in alcuni periodi, sulla normale frequenza delle lezioni, dei laboratori, dei seminari, dei tirocini e delle altre attività formative obbligatorie. Si tratta di un passo che mette la salute femminile al centro della vita universitaria.
Le tutele previste dal congedo mestruale in ateneo
Le studentesse che rientrano nei requisiti possono contare su una serie di agevolazioni pensate per non perdere terreno negli studi. Il regolamento di Catania apre infatti a misure precise e verificabili. Tra le principali tutele legate al congedo mestruale universitario troviamo:
la riduzione dell'obbligo di frequenza, nei limiti fissati dal regolamento;
la possibilità di sostenere gli esami negli appelli straordinari;
l'accesso a specifiche attività di supporto didattico.
Queste misure permettono di gestire il dolore senza rinunciare al percorso accademico. La logica è semplice: nessuna studentessa dovrebbe essere penalizzata per una condizione di salute che non può controllare.
La proposta di legge per estenderla a tutta Italia
Oggi in Italia non esiste ancora una misura nazionale strutturata. La proposta di legge n. 1523, depositata alla Camera il 31 ottobre con prima firma del deputato Marco Furfaro (Partito Democratico), vuole colmare questo vuoto. Il testo riguarda chi soffre di dismenorrea severa, un dolore così intenso da bloccare ogni attività quotidiana. Secondo i dati citati, la condizione tocca una quota di donne compresa tra il 5% e il 15% della popolazione. Per le studentesse il testo prevede fino a tre giorni di assenza al mese, non conteggiati nel monte ore di frequenza obbligatoria, con certificazione medica da rinnovare ogni anno.
Le ricadute sul mondo del lavoro
La proposta non riguarda solo le aule universitarie. Sul fronte lavorativo, alle dipendenti con patologia certificata spetterebbero fino a tre giorni di astensione al mese, retribuiti al 100%. È prevista la contribuzione figurativa piena, senza che l'assenza venga equiparata alla normale malattia. Il costo stimato per lo Stato è di 10 milioni di euro l'anno. Ora il provvedimento attende la calendarizzazione nelle commissioni competenti. Il dibattito resta aperto: da un lato le questioni organizzative per le imprese, dall'altro il rischio di uno stigma culturale, che i promotori contano di superare con apposite campagne informative.
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