Consenso informato religione: secco 'NO' di Anief alla proposta
Per il sindacato Anief, il consenso informato per le attività di religione è un'ingerenza che limita la libertà della scuola e il dialogo.
Stop alla proposta sul consenso informato preventivo per le attività di religione a scuola. Durante un'audizione alla Camera, il sindacato Anief ha espresso un netto rifiuto, definendo la misura un'ingerenza inopportuna. Secondo Anief, gli organi collegiali già garantiscono la partecipazione delle famiglie e tutelano la libertà educativa e l'approccio multiculturale.
La funzione degli organi collegiali
Durante una recente audizione presso la VII Commissione della Camera, il sindacato Anief ha espresso una netta opposizione alla risoluzione che propone l'introduzione del consenso informato preventivo delle famiglie per le attività scolastiche a tema religioso. La delegazione sindacale, rappresentata da Daniela Rosano e Moira Pattuglia, ha ribadito con forza un principio cardine del sistema scolastico italiano: la centralità degli organi collegiali. Questi organismi, istituiti con il D.P.R. 416/1974, sono concepiti come strumenti di partecipazione democratica. Il Consiglio d’Istituto, in particolare, include già la componente dei genitori, garantendo che le scelte educative siano condivise e finalizzate alla crescita integrale degli alunni, nel pieno rispetto di tutti i diritti.
I rischi del consenso informato per la didattica
La proposta, avanzata dall'on. Rossano Sasso, viene vista come una minaccia diretta all’autonomia scolastica. Secondo Anief, imporre un consenso specifico solo per le iniziative legate alla religione produrrebbe una "frammentazione della didattica", minando la coerenza del progetto formativo delineato nel PTOF. Si tratterebbe, inoltre, di un'ingerenza inopportuna, poiché le famiglie sono già coinvolte nel processo decisionale attraverso gli organi preposti. Il sindacato sottolinea come questa misura rischierebbe di limitare la libertà di insegnamento dei docenti, un principio sancito dall'articolo 33 della Costituzione. L'esperienza multiculturale andrebbe invece incoraggiata, evitando che fatti di cronaca circoscritti diventino il pretesto per erigere barriere.
Scuola come luogo di dialogo multiculturale
In una società sempre più multietnica, la scuola ha il dovere di fornire strumenti per la conoscenza e il dialogo con l'altro. Il riferimento al fatto religioso, sottolinea il sindacato, è parte integrante della cultura e della storia della persona. Difendere il ruolo degli organi collegiali significa riaffermare la fiducia nella scuola come comunità democratica e professionale, capace di educare alla cittadinanza e al rispetto. Sottoporre ogni attività al vaglio del consenso familiare negherebbe l'autonomia professionale dei docenti e delegittimerebbe le sedi democratiche di confronto. In questo delicato equilibrio, conclude Anief, l'insegnante di religione cattolica svolge un fondamentale ruolo di mediazione, facilitando il dialogo tra culture e religioni diverse.