Contratto scuola, Monzù (Unicobas): aumenti di 30 euro, docenti e ATA umiliati dal rinnovo
Contratto scuola nel mirino: le buste paga di agosto mostrano aumenti di circa 30 euro per docenti e ATA. Unicobas: rinnovo insufficiente, dignità negata.
Il contratto scuola mostra il suo vero volto: aumenti di circa 30 euro in busta paga per docenti e ATA. Dopo mesi di annunci, i numeri di agosto confermano un rinnovo insufficiente, che non recupera il potere d'acquisto perduto.
Monzù Unicobas: Il contratto della vergogna: docenti e ATA umiliati da aumenti di appena 30 euro
Le buste paga di agosto stanno finalmente facendo cadere ogni propaganda. Dopo mesi di annunci trionfalistici e di comunicati che parlavano di "importanti risultati", la realtà è sotto gli occhi di tutti: per moltissimi docenti e ATA gli aumenti si fermano a circa 30 euro mensili. È questo il valore che viene attribuito al lavoro di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola italiana.
C'è però un aspetto che merita di essere ricordato. Già ad aprile Unicobas aveva denunciato pubblicamente che il rinnovo del CCNL avrebbe prodotto incrementi salariali irrisori. Mentre altri continuavano a raccontare il contratto come un successo, Unicobas invitava i lavoratori a guardare i numeri reali. Oggi quei numeri sono arrivati nelle buste paga e confermano che quelle denunce non erano propaganda, ma una previsione fondata.
Chi ha firmato questo contratto – CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA e ANIEF – dovrebbe ora avere il coraggio di spiegare ai lavoratori ma soprattutto ai loro iscritti perché un rinnovo atteso per anni si traduca in una cifra che viene divorata in poche ore dall'aumento del costo della vita. Dovrebbe spiegare perché si continua a parlare di "tutela dei lavoratori" quando il risultato concreto è un incremento che non restituisce neppure una minima parte del potere d'acquisto perduto.
Per molti lavoratori della scuola questo contratto rappresenta una vera presa per i fondelli. Non esiste altro modo per definire un accordo presentato come una conquista e che, alla prova dei fatti, produce aumenti che sfiorano il simbolico. È difficile immaginare un divario più grande tra la narrazione costruita durante la trattativa e ciò che i lavoratori trovano realmente in busta paga.
Ancora più grave è il messaggio che passa: il lavoro di docenti e ATA vale poco. Vale qualche decina di euro al mese dopo anni di inflazione, di responsabilità crescenti, di organici insufficienti, di burocrazia soffocante e di un continuo impoverimento salariale. È un messaggio inaccettabile per chi ogni giorno tiene in piedi la scuola pubblica.
Le firme di CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA e ANIEF resteranno su questo contratto. E resteranno anche sulle buste paga che migliaia di lavoratori stanno leggendo in questi giorni. Perché i comunicati si dimenticano, ma gli stipendi restano. E sono proprio gli stipendi a rappresentare il giudizio più severo sulla qualità di un contratto.
Questo rinnovo non recupera il potere d'acquisto perduto. Non valorizza le professionalità della scuola. Non restituisce dignità economica a docenti e ATA. Al contrario, viene percepito da molti come la certificazione di un arretramento salariale e dell'accettazione di condizioni che non rispondono alle esigenze del personale.
La scuola italiana ha bisogno di investimenti veri, non di operazioni di immagine. Ha bisogno di stipendi europei, non di elemosine. Ha bisogno di sindacati che rifiutino accordi al ribasso, non che li presentino come vittorie.
Le buste paga di agosto hanno pronunciato il loro verdetto. Un verdetto che, per migliaia di lavoratori, suona come una sonora bocciatura del contratto firmato da CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA e ANIEF. E' una conferma che Unicobas, quando denunciava l'insufficienza di questo rinnovo già ad aprile, aveva visto giusto.
Marco Monzù Rossello
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