Contributi previdenziali non versati sugli arretrati: cosa devono verificare docenti e ATA?
Molti docenti e ATA rischiano una posizione incompleta: i contributi previdenziali su alcuni arretrati vanno controllati entro fine 2026.
Migliaia di docenti e personale ATA potrebbero avere una posizione previdenziale incompleta. Il motivo? Alcuni contributi previdenziali non sarebbero stati versati su somme pagate dal Ministero negli ultimi vent'anni. Un errore che, se ignorato, rischia di ridurre l'importo della pensione futura. La buona notizia è che c'è ancora tempo per correggere: la legge fissa un termine preciso, il 31 dicembre 2026.
Su quali somme potrebbero mancare i contributi previdenziali
Secondo i legali, il problema riguarderebbe le somme liquidate dopo sentenze favorevoli ottenute dai lavoratori della scuola negli ultimi vent'anni. Le voci più a rischio sono diverse:
arretrati per gli scatti di anzianità;
indennità sostitutiva delle ferie non godute;
Retribuzione Professionale Docente (RPD);
Compenso Individuale Accessorio (CIA) per il personale ATA;
arretrati da ricostruzione della carriera;
somme da riallineamento della carriera;
emolumenti per i presidi incaricati;
alcune posizioni degli insegnanti tecnico-pratici (ITP).
Restano fuori la Carta del Docente e le somme pagate come risarcimento del danno: non sono retribuzione e quindi non generano contribuzione.
Non solo chi ha vinto un ricorso
Il controllo non riguarda soltanto chi ha ottenuto una sentenza dal giudice. Anche chi ha ricevuto arretrati dopo la ricostruzione della carriera, senza aver avviato alcuna causa, ha buoni motivi per verificare la propria posizione assicurativa. In questi casi conviene accertarsi che ogni importo liquidato sia stato accompagnato dal corretto versamento dei contributi. È un passaggio spesso trascurato, ma decisivo per non perdere quote di pensione già maturate negli anni di servizio.
Cosa prevede la legge fino al 31 dicembre 2026
A fare la differenza è il comma 10-bis dell'articolo 3 della legge n. 335 dell'8 agosto 1995. La norma prevede, per i dipendenti pubblici disciplinati dal decreto legislativo n. 165/2001, la sospensione dei termini di prescrizione degli obblighi contributivi fino al 31 dicembre 2026. In pratica si apre una finestra utile per sanare le omissioni prima che la prescrizione cancelli il diritto. Passata quella data, recuperare i contributi mancanti diventa molto più complicato e in molti casi impossibile.
Perché controllare subito l'estratto contributivo
Verificare la propria posizione contributiva richiede pochi minuti, ma può pesare parecchio sulla pensione. Periodi o importi non accreditati si traducono in un assegno più basso di quello davvero spettante. Il consiglio è scaricare subito l'estratto conto contributivo dai servizi online di MyINPS, oppure controllare i dati nell'area riservata di NoiPA. Se emergono anomalie o contributi mancanti, meglio rivolgersi a un patronato, a un sindacato o a un consulente previdenziale per regolarizzare tutto entro i termini di legge.
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