Criminalità minorile a Palermo, la denuncia di Caramanna: 'Bimbi armati a 10 anni'

La Procuratrice Caramanna denuncia l'uso di pistole da parte di giovanissimi e l'assenza di strutture: serve un piano contro il degrado.

31 gennaio 2026 17:30
Criminalità minorile a Palermo, la denuncia di Caramanna: 'Bimbi armati a 10 anni' - Claudia Caramanna
Claudia Caramanna
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Un quadro a tinte fosche quello tracciato sulla criminalità minorile a Palermo: bambini di dieci anni maneggiano armi con destrezza e la giustizia è priva di mezzi adeguati. L'allarme lanciato da Claudia Caramanna durante l'anno giudiziario scuote le istituzioni e richiede interventi immediati.

Allarme criminalità minorile a Palermo: armi in pugno a dieci anni

Durante la cerimonia per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, la Procuratrice per i minorenni di Palermo, Claudia Caramanna, ha delineato uno scenario operativo che va ben oltre la semplice emergenza, descrivendo una vera e propria crisi strutturale del tessuto sociale. Non si tratta più di episodi isolati, ma di una fenomenologia criminale che vede protagonisti bambini di appena dieci o undici anni. Questi giovanissimi, come riportato nelle analisi forensi e nelle indagini sul campo, mostrano una familiarità inquietante con le armi da fuoco, maneggiandole con una disinvoltura che tradisce un addestramento precoce o un'esposizione quotidiana alla violenza.

La magistrata ha sottolineato come vaste aree del distretto giudiziario palermitano siano ostaggio di una problematicità drammatica, dove l'infanzia viene cancellata dalle logiche della strada. Le forze dell’ordine, pur impegnate in un presidio costante del territorio, si trovano spesso con "armi spuntate" dal punto di vista normativo e sociale: intervenire su soggetti non imputabili o appena entrati nella preadolescenza richiede strumenti di welfare e prevenzione che, al momento, risultano tragicamente scarsi. Il terrore generato da queste baby-gang armate non è solo una percezione mediatica, ma una realtà tangibile che condiziona la vita dei quartieri più esposti.

Dallo spaccio ai coltelli a scuola: il reclutamento dei giovanissimi

L'analisi della Procura evidenzia un continuum criminale che parte dalle aule scolastiche per finire nelle piazze di spaccio. È stato rilevato un aumento preoccupante di studenti che introducono coltelli e oggetti atti ad offendere all'interno degli istituti scolastici, sintomo di una cultura della sopraffazione che sta sostituendo il dialogo educativo. Parallelamente, la criminalità organizzata ha affinato le sue tecniche di reclutamento, sfruttando il vuoto istituzionale per arruolare "soldati" sempre più piccoli.

Nelle zone più degradate del capoluogo siciliano, bambini piccolissimi vengono impiegati come vedette o corrieri nella filiera del traffico di sostanze stupefacenti. Questa strategia cinica delle organizzazioni mafiose e criminali sfrutta l'impunità dei minori di 14 anni per eludere i controlli, sacrificando il futuro di intere generazioni sull'altare del profitto illecito. La risposta dello Stato, definita frammentaria e spesso dettata dall'emotività susseguente a fatti di cronaca nera, non riesce a scalfire un sistema che necessita, invece, di una bonifica culturale e di investimenti organici.

Risorse insufficienti e previsioni di reato in crescita per il futuro

Guardando al futuro, le proiezioni per i prossimi anni sono tutt'altro che rassicuranti. La Procuratrice Caramanna ha ipotizzato, basandosi sui trend attuali, un ulteriore incremento dei reati gravi commessi da minori entro il 2026. La magistratura si trova nella frustrante posizione di dover reiterare richieste già espresse in passato e rimaste inascoltate: mancano comunità terapeutiche per la gestione della tossicodipendenza giovanile e centri specializzati per il trattamento del disagio psichiatrico, problematiche che spesso costituiscono l'innesco della devianza.

La critica rivolta alle istituzioni centrali è netta: mentre si discute di riforme costituzionali e architettura della giustizia, mancano le risorse basilari per far funzionare la macchina della giustizia minorile. C'è urgente bisogno di potenziamento degli organici e di aggiornamento dei sistemi informatici. Come ricordato citando Papa Francesco, i bambini rappresentano la diagnostica dello stato di salute di una società; ignorare questi segnali significa condannare il Paese a un inesorabile declino civile e morale.

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