Crisi salari dei docenti: perso il 10% in cinque anni
L'analisi di Indeed rivela il crollo dei salari dei docenti. Il CNDDU propone un piano nazionale per sostenere i lavoratori fuorisede.
Il recente rapporto Indeed evidenzia una drammatica erosione dei salari dei docenti, calati del 10% in soli cinque anni. Di fronte a questa emergenza economica, il CNDDU chiede interventi immediati per tutelare il potere d'acquisto e sostenere i lavoratori della scuola.
Docenti più poveri del 10% in cinque anni, lo rileva l’Indeed Hiring Lab: proposto un Piano nazionale per il caro vita dei fuorisede
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama con urgenza l’attenzione delle istituzioni su una criticità strutturale che, alla luce delle più recenti evidenze economiche e contrattuali, assume rilievo non solo economico ma propriamente giuridico-costituzionale: la persistente erosione dei salari reali nel comparto dell’istruzione e, più in generale, nel lavoro pubblico.
Secondo l’analisi elaborata dall’Indeed Hiring Lab, dipartimento di ricerca economica della piattaforma Indeed, il potere d’acquisto dei salari pubblicati negli annunci di lavoro in Italia ha subito una contrazione dell’11,1% tra gennaio 2021 e gennaio 2026. L’indice cumulativo dei salari reali, ricalibrato a 100 nel gennaio 2021, si attesta a 89,9, configurando una delle performance peggiori tra le principali economie dell’area euro. Nello stesso studio si evidenzia come Paesi Bassi, Germania, Irlanda e Francia si collochino su livelli prossimi alla piena compensazione inflattiva, mentre l’Italia resta significativamente distante, a conferma di un divario strutturale.
La medesima analisi evidenzia inoltre che, nei dodici mesi fino a gennaio 2026, la crescita dei salari pubblicati negli annunci si è attestata allo 0,3%, a fronte di un’inflazione pari all’1,0%, determinando un ulteriore ampliamento del differenziale negativo. Tale dinamica conferma che, nonostante una domanda di lavoro sostenuta e superiore ai livelli pre-pandemici, l’incremento retributivo non riesce a tenere il passo con l’aumento del costo della vita, anche a causa di fattori strutturali quali il ritardo nei rinnovi contrattuali.
L’analisi della dinamica contrattuale nel comparto istruzione conferma tale criticità. I dati ufficiali dell’ARAN evidenziano che il CCNL 2022–2024 ha previsto incrementi medi pari a circa 144 euro mensili per il personale docente, accompagnati da arretrati una tantum; il precedente rinnovo 2019–2021 si attestava su incrementi medi di circa 120 euro, mentre le prospettive per il triennio 2025–2027 indicano ulteriori aumenti nell’ordine dei 140 euro mensili. Tuttavia, tali incrementi, pur formalmente rilevanti, risultano in termini reali incapaci di compensare integralmente la perdita di potere d’acquisto accumulata, anche in ragione dei ritardi nei rinnovi contrattuali e dell’assenza di meccanismi automatici di indicizzazione.
Tale dinamica incide direttamente sul principio sancito dall’articolo 36 della Costituzione, compromettendo l’effettività del diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente. La questione assume un rilievo ancora più marcato nel comparto scolastico, in cui la funzione pubblica del personale docente si intreccia con condizioni materiali sempre più gravose.
In particolare, la condizione dei docenti fuorisede evidenzia una distorsione sostanziale del principio di uguaglianza. A parità di trattamento retributivo nominale, il diverso costo della vita nei territori determina una diseguaglianza reale. I dati dell’Eurostat mostrano che in Europa una quota significativa del reddito disponibile delle famiglie è destinata alla spesa per l’abitazione, con incidenze più elevate nelle aree urbane. Parallelamente, le rilevazioni dell’ISTAT evidenziano forti divari territoriali nella spesa media mensile delle famiglie, confermando che il costo della vita varia in modo significativo tra le diverse aree del Paese.
Il personale scolastico fuorisede si trova pertanto a sostenere un doppio carico economico — abitativo e logistico — che riduce in modo sostanziale il reddito disponibile, alterando il sinallagma tra prestazione lavorativa e retribuzione.
Ulteriore elemento di criticità sistemica è rappresentato dal divario retributivo rispetto ad altri lavoratori qualificati. Le analisi dell’OCSE evidenziano che in Italia le retribuzioni degli insegnanti risultano significativamente inferiori rispetto a quelle dei lavoratori laureati a tempo pieno e che i salari reali hanno registrato, nell’ultimo decennio, una dinamica negativa in controtendenza rispetto alla media dei Paesi avanzati. Ciò conferma la natura strutturale del problema.
Alla luce di tali evidenze, il CNDDU ritiene non più sufficiente un approccio fondato su incrementi lineari della retribuzione tabellare e propone l’adozione di un Modello nazionale di perequazione territoriale per il lavoro docente, quale strumento innovativo di riequilibrio economico e giuridico.
Tale modello si fonda sull’istituzione di una indennità territoriale dinamica, strutturale e non occasionale, parametrata a indicatori oggettivi e aggiornabili — tra cui costo medio delle locazioni, inflazione territoriale, spese di mobilità e distanza dalla residenza — al fine di ristabilire l’effettività del principio di adeguatezza retributiva. Accanto a tale misura, si rende necessario avviare un programma nazionale di housing pubblico e convenzionato destinato prioritariamente al personale scolastico impiegato nelle aree ad alta tensione abitativa, attraverso accordi tra amministrazioni centrali e territoriali.
Il modello proposto si completa mediante l’introduzione di strumenti fiscali dedicati, tra cui un credito d’imposta per le spese effettivamente sostenute per locazione e mobilità professionale, riconosciuto indipendentemente dal trasferimento formale della residenza.
Alla luce di quanto esposto, il CNDDU rivolge un formale appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si promuova un intervento normativo organico e strutturale.
In assenza di una riforma incisiva, il rischio è quello di una progressiva perdita di attrattività della professione docente e di un conseguente indebolimento del sistema educativo nazionale. La questione salariale deve pertanto essere affrontata quale questione di diritti fondamentali, in quanto condizione imprescindibile per garantire dignità del lavoro, effettività del diritto all’istruzione e tenuta democratica del Paese.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU