Cultura in vendita? La provocazione di Vincenzo Schettini divide il web
Il volto de La fisica che ci piace, ospite di un noto podcast, delinea una nuova era per l'istruzione tra didattica in presenza e business digitale.
Le recenti dichiarazioni di Vincenzo Schettini ridisegnano i confini della professione docente. Durante un’intervista, il celebre divulgatore ha ipotizzato un’evoluzione del ruolo degli insegnanti, divisi tra aule scolastiche e la creazione di risorse educative digitali a pagamento.
La visione di Vincenzo Schettini: verso un insegnamento ibrido
Nel panorama educativo italiano, poche figure hanno saputo catalizzare l'attenzione mediatica come il professore pugliese, divenuto ormai un punto di riferimento per la divulgazione scientifica sui social media. Ospite del podcast Passa dal Basement, condotto da Gianluca Gazzoli, il docente ha tracciato una prospettiva inedita e, per certi versi, dirompente riguardo al futuro della categoria. Secondo la sua analisi, la professione non rimarrà confinata tra le quattro mura dell'aula: si assisterà a una trasformazione strutturale in cui molti insegnanti opteranno per il part-time, dedicando il resto del tempo alla produzione e alla vendita di contenuti didattici sul web.
Questa proiezione nasce dalla consapevolezza che l'ecosistema digitale offre strumenti in grado di amplificare la portata della lezione frontale. Vincenzo Schettini non teorizza la fine della scuola tradizionale, ma ne immagina un'estensione fluida, dove la competenza del singolo formatore può trasformarsi in un asset economico autonomo. Non si tratta solo di trasmettere nozioni, ma di sfruttare l'era della rete per "connettersi con il mondo", permettendo ai professionisti dell'istruzione di lavorare anche da remoto e di valorizzare il proprio know-how ben oltre il suono della campanella.
Il valore economico della cultura e le polemiche sulla "vendita"
Il nodo cruciale del dibattito, che ha inevitabilmente acceso gli animi sui social network e nelle sale professori, riguarda la legittimità etica della monetizzazione della conoscenza. Con un parallelismo pragmatico, l'autore de La fisica che ci piace ha posto un interrogativo retorico ma potente: se un prodotto di qualità trova spazio sugli scaffali di un supermercato, perché la "buona cultura" non dovrebbe seguire logiche simili? A supporto della sua tesi, il professore ha citato la propria esperienza personale come fruitore, menzionando l'acquisto di corsi online realizzati da una docente americana.
In quest'ottica, vendere un pacchetto formativo non svilisce la funzione sociale dell'insegnamento, ma riconosce dignità professionale e valore di mercato a una competenza specifica. Tuttavia, questa posizione ha spaccato l'opinione pubblica. Da una parte vi sono i sostenitori di una scuola pubblica che deve rimanere santuario gratuito e universale, temendo che l'ingresso di logiche commerciali possa creare disparità; dall'altra, chi vede nelle parole di Schettini un necessario adeguamento ai tempi, capace di offrire ai docenti nuove opportunità di guadagno e gratificazione in un settore spesso segnato dal precariato e da retribuzioni non adeguate.
Vincenzo Schettini difende la scuola pubblica: innovazione e presenza
Nonostante l'apertura verso l'imprenditoria digitale, sarebbe errato interpretare il pensiero del divulgatore come un invito all'abbandono dell'istituzione scolastica. Al contrario, durante il colloquio, è emersa una difesa appassionata del ruolo educativo tradizionale. La scuola viene definita una "palestra di vita", un luogo insostituibile dove la crescita dello studente passa attraverso il confronto umano e la gestione delle sfide quotidiane. Anche il concetto di valutazione viene riabilitato: il voto, spiega il prof, non è un giudizio sulla persona, ma la misurazione di un processo, essenziale per la maturazione individuale.
I veri innovatori, secondo la ricostruzione offerta, restano i professori che operano in prima linea. La tecnologia non sostituisce l'empatia o l'entusiasmo del docente in carne ed ossa, ma funge da cassa di risonanza. Schettini stesso ricorda come il suo percorso sia iniziato registrando lezioni in classe per poi selezionare gli spezzoni più efficaci, dimostrando che la didattica digitale non è alternativa a quella presenziale, ma ne costituisce una naturale evoluzione. In questo scenario, il confine tra cattedra e palcoscenico si assottiglia: chi acquista un biglietto per un suo spettacolo o un suo corso, sta di fatto scegliendo di ascoltare un professore che ha semplicemente cambiato medium, mantenendo intatta la propria vocazione all'insegnamento.