Daniele Novara: contro i padri peluche serve un ruolo educativo credibile

Il pedagogista delinea la crisi della genitorialità affettiva: senza regole e gestione dei conflitti la scuola fatica e i ragazzi perdono autonomia.

13 febbraio 2026 11:15
Daniele Novara: contro i padri peluche serve un ruolo educativo credibile - Daniele Novara
Daniele Novara
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Nel saggio "Il papà peluche non serve a nulla", Daniele Novara analizza il declino della funzione paterna. Recuperare l’autorevolezza è l’unica via per arginare le fragilità scolastiche e sociali dei giovani d’oggi, restituendo ai docenti il loro legittimo spazio d'azione.

Il declino del padre normativo e l'impatto sul sistema scolastico

L'analisi condotta dal fondatore del CPP – Centro psicopedagogico per la gestione dei conflitti non lascia spazio a interpretazioni ambigue: l'attuale scenario pedagogico è dominato da una figura genitoriale sbilanciata sull'emotività a discapito della normativa. Non si tratta di invocare un anacronistico ritorno al "padre padrone", bensì di evidenziare come l'assenza di un padre educativo stia erodendo le competenze basilari dei ragazzi. La scuola, in questo contesto, diventa la cassa di risonanza di una fragilità domestica: studenti che approdano in classe privi di "allenamento" alla frustrazione e all'attesa.

Quando la figura paterna si trasforma in un "peluche", ovvero in un genitore che cerca l'intimità emotiva e il consenso del figlio temendo il conflitto, viene meno quella palestra fondamentale per l'autonomia che è il limite. Nelle aule scolastiche, questa carenza si traduce in alunni che percepiscono ogni regola come un sopruso personale e ogni voto negativo come un giudizio inaccettabile, generando livelli di ansia scolastica senza precedenti. La mancanza di un argine educativo a casa impedisce lo sviluppo della capacità di stare nelle divergenze, competenza cruciale per la vita sociale e l'apprendimento cooperativo.

Daniele Novara e l'alleanza necessaria: stop alla delegittimazione dei docenti

Uno dei nodi cruciali affrontati riguarda la sempre più complessa posizione degli insegnanti, spesso stretti tra la necessità di valutare e il timore di reazioni avverse da parte delle famiglie. La delegittimazione dell’autorità scolastica è, secondo la visione di Novara, un effetto collaterale diretto della crisi del ruolo paterno. Se tra le mura domestiche il conflitto viene evitato sistematicamente per non "traumatizzare" il figlio, l'insegnante che pone dei paletti viene automaticamente etichettato come "cattivo" o eccessivamente rigido.

Per uscire da questa impasse, è urgente rifondare il patto di corresponsabilità educativa. Scuola e famiglia non devono necessariamente agire allo stesso modo, ma devono smettere di giocare partite opposte. L'appello rivolto alla comunità educante è chiaro: serve un gioco di squadra dove il genitore recupera la sua funzione di guida autorevole, permettendo così al docente di esercitare il proprio ruolo didattico e formativo senza trovarsi costantemente sotto processo. Solo un adulto che non teme di "agire il proprio ruolo" può risultare credibile agli occhi delle nuove generazioni.

Dall'adolescenza alla classe: costruire adulti capaci di reggere il conflitto

L'adolescenza rappresenta il banco di prova definitivo per quella che viene definita "orfanità paterna". In questa fase evolutiva, caratterizzata dalla necessità fisiologica di separazione e opposizione, i ragazzi non cercano amici nei propri educatori, ma muri portanti contro cui scontrarsi per definirsi. Il disimpegno, il ritiro sociale e i comportamenti oppositivi che i docenti osservano quotidianamente sono spesso il grido di chi cerca un contenimento che non trova.

Il messaggio finale per il mondo della scuola è un invito al coraggio professionale. L'autorevolezza educativa si distingue dall'autoritarismo perché non si basa sulla paura, ma sull'organizzazione, sulla chiarezza e sulla capacità di "stare" nella tempesta emotiva dei ragazzi senza crollare o diventare complici. Gli studenti hanno bisogno di adulti solidi, capaci di dimostrare che il conflitto non è un fallimento relazionale, ma una parte inevitabile e gestibile della crescita.

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