Dati ISEE 2025: oltre 11 milioni di DSU all'INPS, cresce il divario Nord-Sud
Crescono le richieste all'INPS per l'ISEE 2025. Un quadro allarmante: quasi 4 milioni di famiglie vivono con un indicatore sotto i 10.000 euro.
L'ultimo report INPS certifica l'aumento delle DSU per l'ISEE 2025, superando gli 11 milioni. Mentre la media nazionale sfiora i 17.600 euro, emerge una spaccatura netta tra Nord e Sud, con un impatto diretto sull'accesso al welfare e ai sostegni scolastici locali.
Boom di DSU per l'ISEE 2025: l'impatto sul welfare pubblico
L'elaborazione curata dal Coordinamento Generale Statistico Attuariale dell'INPS restituisce una fotografia nitida della fragilità del nostro Paese. La presentazione delle Dichiarazioni Sostitutive Uniche (DSU), un passaggio formale rigorosamente propedeutico al rilascio dell'ISEE 2025, ha varcato l'impressionante soglia degli 11.032.564 inoltri, registrando un balzo di 600.000 unità sull'anno precedente. Questo volume massiccio evidenzia l'essenzialità dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente come chiave di volta per sbloccare l'accesso a prestazioni sociali agevolate e ai fondamentali bonus scolastici. Seppur la media nazionale si attesti matematicamente sui 17.639,68 euro, il parametro globale maschera severi e radicati squilibri di sistema.
La radiografia economica delle famiglie italiane
Analizzando in profondità i microdati divulgati dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, emerge una polarizzazione reddituale netta. Ben il 37% dei nuclei familiari – che si traduce in oltre quattro milioni di istanze protocollate – dichiara risorse inferiori alla soglia critica dei 10.000 euro, accompagnato da un 3% di indicatori completamente nulli. La classe modale di questa distribuzione statistica si concentra nello scaglione compreso tra i 5.000 e i 10.000 euro (esattamente il 19,3% del totale), dimostrando nei fatti come la fruizione del welfare statale sia ormai divenuta una prerogativa vitale e quasi esclusiva dei ceti a bassissima capacità contributiva. All'estremo opposto, soltanto l'11% delle DSU ordinarie supera il tetto dei 35.000 euro.
Spaccatura territoriale: i redditi tra Settentrione e Mezzogiorno
La geografia della ricchezza e della povertà certificata dall'INPS ricalca prepotentemente le storiche faglie socio-economiche nazionali. Lo spread regionale si materializza, infatti, in una forbice strutturale inequivocabile: il Trentino-Alto Adige tocca i 23.176 euro medi, mentre la Calabria precipita rovinosamente a 13.141 euro. Tali dismetrie, quantificabili in diecimila euro di divario netto, non rappresentano un mero esercizio contabile, bensì impattano severamente sull'erogazione di sussidi cruciali per le comunità. Da queste complesse dinamiche dipende la calibrazione effettiva dell'Assegno Unico Universale, l'assegnazione del Bonus nido e il fondamentale abbattimento delle tariffe per i servizi scolastici e socio-educativi gestiti in prima linea dagli enti locali.