Decreto PNRR Università: scorporo delle spese e nuove regole sui precari [FAQ]
Il provvedimento rivede i vincoli di bilancio escludendo dal conteggio i contratti a termine, mentre gli atenei fronteggiano la crisi del Fondo Ordinario.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato disposizioni urgenti sul Decreto PNRR Università, escludendo dalle spese del personale i contratti di ricerca e post-doc. Una misura tecnica che tenta di arginare i vincoli di bilancio, ma lascia irrisolto il nodo dei tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario e il rischio dissesto.
Le modifiche contabili del nuovo Decreto PNRR Università
L'approvazione avvenuta durante la seduta del Consiglio dei Ministri n. 158 del 29 gennaio 2026 segna un passaggio tecnico cruciale per la gestione amministrativa degli atenei, sebbene non risolutivo per le casse accademiche. Il testo, recante disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, interviene chirurgicamente sull'articolo 22, comma 4. La novità sostanziale risiede nella ridefinizione del perimetro delle spese di personale: vengono infatti esclusi dal computo, ai fini dei limiti imposti dal decreto legislativo 49/2012, i contratti di ricerca, gli incarichi post-doc e i ricercatori a tempo determinato di tipo A (RTDa). In termini operativi, questa manovra equipara tali figure agli assegni di ricerca, permettendo alle università di reclutare personale precario senza che questi costi impattino sul tetto massimo dell'80% nel rapporto tra spese fisse ed entrate. Si tratta di una flessibilità contabile che, tuttavia, non inietta liquidità reale nel sistema, ma si limita a deregolamentare l'incidenza dei contratti precari sui bilanci.
Allarme rosso sui bilanci: tra tagli all'FFO e rischio default
La ratio del provvedimento appare chiara se letta alla luce della drammatica situazione finanziaria in cui versano gli atenei statali. Il 2024 ha registrato una decurtazione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) superiore ai 500 milioni di euro e le lievi riprese previste per il biennio 2025-2026 non bastano a colmare il divario con la programmazione passata. A pesare sui conti non è solo la riduzione dei trasferimenti statali, ma una congiuntura economica sfavorevole: l'inflazione cumulata ha eroso il potere d'acquisto, mentre gli adeguamenti ISTAT per i docenti e i rinnovi contrattuali del comparto tecnico-amministrativo hanno fatto lievitare le uscite. Le proiezioni della FLC CGIL dipingono uno scenario a tinte fosche: con l'esaurimento dei fondi PNRR nel 2027, oltre due terzi delle università potrebbero faticare a chiudere i bilanci e un terzo rischia il dissesto finanziario. Il caso dell'Università di Torino, con un buco di bilancio milionario, potrebbe non rimanere un episodio isolato, ma rappresentare l'anteprima di un collasso sistemico che sta già costringendo molti rettori a bloccare le assunzioni e ridurre l'offerta formativa.
Tensioni politiche e governance: lo scontro sulla riforma
Parallelamente alle misure finanziarie, il mondo accademico è scosso da fibrillazioni politiche interne alla maggioranza di governo che investono la governance del sistema. Nonostante le indiscrezioni della vigilia, il decreto non ha incluso la proroga dei mandati per i Rettori, lasciando in sospeso le ipotesi di riforma che vorrebbero il passaggio a mandati rinnovabili (4+4 o 5+5) o l'introduzione di un terzo mandato triennale. Il rinvio di tali norme sembra riflettere una "dialettica" accesa tra le forze politiche, resa pubblica dallo scontro a mezzo stampa tra Ernesto Galli della Loggia e l'establishment accademico rappresentato da figure vicine alla CRUI e al Segretario generale del MUR. Tale frattura, evidenziata da scambi epistolari sul Corriere della Sera, segnala una divergenza profonda tra Forza Italia e Fratelli d'Italia sulla visione futura dell'università, suggerendo che la partita sulla revisione della Legge 240/2010 (Legge Gelmini) è tutt'altro che chiusa e potrebbe riservare nuovi scossoni legislativi nei prossimi mesi.
Domande Frequenti (FAQ)
Cosa prevede il nuovo Decreto PNRR per l'Università?
Il decreto stabilisce che le spese per i contratti di ricerca, post-doc e ricercatori a tempo determinato (RTDa) non vengano conteggiate nei limiti di spesa del personale previsti dal D.Lgs 49/2012. Questo permette agli atenei di assumere personale precario senza sforare i vincoli di bilancio, pur senza ricevere fondi aggiuntivi strutturali.
Qual è la situazione finanziaria attuale degli atenei italiani?
La situazione è critica. A fronte di un taglio di oltre 500 milioni al Fondo di Finanziamento Ordinario nel 2024 e dell'aumento dei costi dovuti all'inflazione e ai rinnovi contrattuali, molti atenei rischiano il dissesto. Si stima che dal 2027, con la fine dei fondi PNRR, un terzo delle università potrebbe trovarsi in gravi difficoltà economiche.
È stata approvata la proroga del mandato dei Rettori?
No, al momento il decreto approvato non contiene norme sulla governance o sull'estensione dei mandati dei Rettori. Sebbene si discuta di passare da un mandato unico di 6 anni a formule rinnovabili (come 4+4), queste ipotesi sono rimaste fuori dal testo attuale, probabilmente a causa di divergenze politiche nella maggioranza.