Dignità della persona e tutela dei minori: il CNDDU chiede coerenza normativa

Il CNDDU richiama la dignità della persona come principio unitario: coerenza tra linee guida sulle riprese sportive e tutela dei minori negli eventi pubblici

A cura di Redazione Redazione
23 luglio 2026 14:00
Dignità della persona e tutela dei minori: il CNDDU chiede coerenza normativa - prof. Romano Pesavento
prof. Romano Pesavento
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Il CNDDU interviene sul dibattito relativo alle linee guida di European Athletics ed EBU e ribadisce che la dignità della persona è un principio unitario, che impone coerenza applicativa tra rappresentazione mediatica, libertà di espressione e superiore interesse del minore.

Dignità della persona, tutela dei minori e rappresentazione mediatica: serve coerenza nell'applicazione dei principi costituzionali

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende atto del dibattito sviluppatosi attorno alle recenti linee guida predisposte da European Athletics e dalla European Broadcasting Union (EBU), finalizzate a orientare le riprese televisive delle competizioni di atletica affinché la narrazione sportiva privilegi la prestazione agonistica, evitando inquadrature suscettibili di determinare una rappresentazione meramente sessualizzata delle atlete.

L'iniziativa si inserisce in un quadro giuridico consolidato che pone al centro la tutela della dignità della persona. L'art. 2 della Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo; l'art. 3 sancisce il principio di uguaglianza e impone la rimozione degli ostacoli che limitano la pari dignità sociale; gli artt. 21 e 33 garantiscono la libertà di manifestazione del pensiero e dell'espressione, libertà che, secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale ed europea, non ha carattere assoluto, ma incontra il limite del rispetto della dignità della persona e degli altri valori costituzionalmente protetti.

In ambito europeo, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea riconosce all'art. 1 l'inviolabilità della dignità umana, mentre gli artt. 21 e 23 vietano ogni forma di discriminazione e promuovono la parità tra donne e uomini. Analogamente, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne (Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia con la legge n. 77/2013) richiama gli Stati a contrastare stereotipi di genere e rappresentazioni suscettibili di alimentare discriminazioni.

Il CNDDU osserva, tuttavia, che il perseguimento di tali obiettivi richiede un'applicazione coerente dei medesimi principi in tutti i contesti pubblici. L'ordinamento italiano attribuisce infatti una tutela rafforzata ai minori: l'art. 31 della Costituzione impegna la Repubblica a proteggere l'infanzia e la gioventù; la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata con legge n. 176/1991, stabilisce che in ogni decisione riguardante i minori debba prevalere il loro superiore interesse (art. 3); analogamente l'art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea riconosce ai bambini il diritto alla protezione e alle cure necessarie al loro benessere.

In questa prospettiva, ogni evento pubblico aperto alla partecipazione delle famiglie dovrebbe essere organizzato nel rispetto del principio di adeguatezza dei contenuti rispetto ai destinatari, evitando rappresentazioni che possano risultare incompatibili con la funzione educativa degli spazi condivisi. Tale esigenza non riguarda una specifica manifestazione o una determinata sensibilità culturale, bensì costituisce un criterio generale di responsabilità sociale, applicabile indistintamente a qualsiasi iniziativa rivolta o accessibile anche ai minori.

Uno Stato di diritto si misura dalla capacità di applicare i medesimi principi giuridici in situazioni differenti, senza ricorrere a valutazioni selettive dettate dal contesto o dall'opportunità politica. La dignità della persona, la libertà di espressione, la tutela dell'infanzia e il principio di proporzionalità non sono valori concorrenti, ma coordinate che l'ordinamento è chiamato a bilanciare secondo criteri di ragionevolezza e imparzialità. Solo un'applicazione uniforme delle norme costituzionali, della legislazione nazionale e degli obblighi derivanti dal diritto europeo e internazionale può rafforzare la credibilità delle istituzioni e consolidare la fiducia dei cittadini nella funzione educativa e garantista del diritto.

Prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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