Dimensionamento scolastico Sardegna: commissario e disagi
Il governo impone il commissario per i tagli alle autonomie. L'allarme dei sindacati e i disagi reali del dimensionamento scolastico Sardegna.
Dopo la delibera del Consiglio dei Ministri sul commissariamento dell'isola, cresce la tensione sul dimensionamento scolastico Sardegna. Docenti e sindacati denunciano le criticità gestionali delle nuove megascuole e i rischi concreti per la didattica nelle aree interne, mentre si attendono i nuovi tagli alle dirigenze.
Il nodo politico del dimensionamento scolastico Sardegna
La contesa tra Governo centrale e amministrazioni locali ha raggiunto un punto di rottura il 12 gennaio, quando l’esecutivo ha formalizzato il commissariamento di quattro regioni: Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e, appunto, la Sardegna. Alla base del provvedimento vi è il mancato adeguamento al taglio delle autonomie scolastiche richiesto dagli accordi europei legati al PNRR. Tuttavia, la narrazione ministeriale si scontra con una realtà territoriale complessa: l'isola ha già operato significative riduzioni delle dirigenze nei mesi passati e un ulteriore inasprimento della razionalizzazione rischia di far collassare il sistema nelle zone più periferiche.
La decisione di Roma, percepita come un’imposizione calata dall’alto, ignora le specificità orografiche e demografiche del territorio sardo. Non si tratta meramente di numeri o bilanci: accorpare istituti distanti decine di chilometri crea strutture ingestibili, dove la figura del Dirigente Scolastico rischia di trasformarsi in un burocrate assente, costretto a dividersi tra troppi plessi senza poter garantire una presenza pedagogica efficace.
Megascuole e didattica: le conseguenze dell'accorpamento
Per comprendere l'impatto reale di queste politiche, è necessario analizzare le dinamiche interne agli istituti già oggetto di fusione. Le testimonianze raccolte dal personale docente evidenziano uno scenario di estrema difficoltà operativa. Federica (nome di fantasia), insegnante in una scuola dell’obbligo dell’entroterra sardo accorpata nel 2024, descrive un quadro logistico critico. Le segreterie scolastiche, già sottodimensionate, si trovano a gestire una mole di lavoro duplicata, con sistemi informatici spesso incompatibili e registri elettronici attivati in ritardo, generando caos nella gestione delle presenze e delle comunicazioni con le famiglie.
L'aspetto più preoccupante riguarda la didattica inclusiva. Nelle nuove "megascuole", la continuità educativa viene sacrificata sull'altare dell'efficienza amministrativa. Gli studenti non italofoni o con bisogni educativi speciali risentono maggiormente della mancanza di progettualità mirata, resa impossibile dalla distanza fisica e decisionale del dirigente. In questo contesto, l'approccio laboratoriale e innovativo cede il passo a una didattica trasmissiva standardizzata, l'unica sostenibile in un sistema oberato dove organizzare un semplice scrutinio o un collegio docenti diventa un'impresa logistica a causa del pendolarismo forzato degli insegnanti.
Dispersione e aree interne: l'analisi del sindacato
Le proiezioni per il futuro prossimo non sono incoraggianti. Gianfranco Meloni, coordinatore regionale della Gilda degli Insegnanti, sottolinea come i futuri tagli colpiranno verosimilmente le aree interne, le più fragili demograficamente. Il rischio non è solo l'abbandono fisico delle aule, ma l'aumento della cosiddetta dispersione scolastica implicita: studenti che ottengono il diploma senza però aver maturato le competenze di base minime. Secondo i dati INVALSI, la Sardegna registra un allarmante 15,9% in questo indicatore, seconda solo alla Campania.
Applicare rigidi criteri di economia di scala, tipici del mondo aziendale, a un'istituzione formativa appare, secondo le parti sociali, un errore strategico. Le scuole "giganti" perdono la capacità di intercettare il disagio giovanile, poiché viene meno il rapporto diretto tra dirigenza, alunni e famiglie. Mentre si attende la definizione del nuovo quadro delle autonomie, la richiesta è quella di un intervento legislativo che svincoli la scuola dalle logiche puramente ragionieristiche, salvaguardando il diritto allo studio garantito dalla Costituzione anche nei territori più isolati.