Dirigenti Scolastici e modello 60/40: le nuove regole
Tutte le novità per i Dirigenti Scolastici: dal modello 60/40 al travaso dei posti al Nord senza obbligo di restituzione futura.
Il reclutamento dei Dirigenti Scolastici vive una fase di profondo cambiamento normativo. Grazie alla Legge di Bilancio 2026, il sistema basato sul modello 60/40 garantisce ora una maggiore stabilità, eliminando le incertezze legate ai futuri scorrimenti delle graduatorie.
Dirigenti Scolastici, il "modello 60/40" è legge. Nelle regioni del Nord, con l’ordinario esaurito, i posti passano al riservato senza "debiti" futuri
Il sistema di reclutamento dei Dirigenti Scolastici ha raggiunto quest’anno uno snodo cruciale. La coesistenza, e per la prima volta l’utilizzo simultaneo, delle graduatorie del concorso ordinario e di quello riservato ha alimentato, nei mesi scorsi, un acceso confronto di tesi. Tuttavia, tra le ultime novità legislative e le informative ministeriali, il perimetro d’azione è ormai tracciato: il rispetto rigoroso della norma è l’unica via per evitare che i dirigenti di domani siano, ancora una volta, "figli dei ricorsi".
La "Cascata" delle operazioni: una gerarchia vincolante
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), d’intesa con le sigle sindacali rappresentative, ha stabilito una sequenza procedurale che non ammette deroghe né pressioni esterne:
Accantonamento prioritario: si blindano i posti necessari per i vincitori delle graduatorie regionali dell’ordinario ancora attive.
Mobilità interregionale: si procede con i trasferimenti dei dirigenti già in ruolo.
Ripartizione 60/40: sui posti residui si applica la divisione tra ordinario (60%) e riservato (40%).
Il "Caso Sud": la fine delle ambiguità
Prendiamo come esempio una regione meridionale con 50 posti vacanti (30 cessazioni dal servizio e 20 posti già liberi). Se l’ordinario conta ancora 10 aspiranti in graduatoria, questi posti vengono accantonati immediatamente e i restanti 40 sono destinati alla mobilità. Al termine delle operazioni di mobilità, i 10 accantonati vengono assegnati proporzionalmente: 6 all'ordinario e 4 al riservato. Dopo l'informativa del 30 marzo, le letture "creative" emerse in un primo momento devono cedere il passo alla realtà dei fatti.
La sfida del Nord: il "travaso" totale verso il riservato
La vera partita si gioca al Settentrione, dove le graduatorie dell'ordinario sono spesso in via di esaurimento. Qui la legge parla chiaro attraverso il comma 11-septies (DL 198/2022): se la graduatoria dell'ordinario è deserta, i posti residui spettano di diritto al riservato.
Esempio in una ipotetica regione settentrionale:
Posti iniziali: 50.
Graduatoria ordinaria: esaurita (0 aspiranti).
Mobilità: ipotizziamo che l’esodo verso Sud liberi ulteriori 10 posti.
Totale disponibile: 60 posti.
In questo scenario, oltre ai 24 posti (40%) spettanti per quota, il riservato assorbe anche i 36 posti (60%) che l’ordinario non può coprire. Risultato: tutti i 60 posti vanno assegnati ai vincitori del riservato. Si tratta di uno scenario reale per l’Emilia-Romagna già quest'anno, dove nella graduatoria dell’ordinario rimangono solo 2 aspiranti, e per altre regioni dove la graduatoria, pur non essendo ancora del tutto esaurita, non potrà soddisfare tutte le immissioni previste. In questi casi, la quota residua del 60% confluirà inevitabilmente nel riservato.
Questo criterio è destinato a diventare la regola in molte altre regioni del Nord nel 2027, man mano che le graduatorie dell'ordinario andranno a svuotarsi.
La svolta politica: addio all'obbligo di restituzione
Il tassello definitivo che chiude ogni incertezza arriva dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025). Il comma 527, lettera b) ha cancellato definitivamente l’obbligo di "restituire" o reintegrare i posti ceduti tra le graduatorie delle procedure concorsuali successive.
Questo traguardo normativo non è figlio del caso, ma il frutto maturo della lungimiranza di alcuni parlamentari della repubblica e della tenacia di una sigla sindacale piccola, ma particolarmente attiva su questo fronte. È il successo di chi ha scelto di credere nella giustizia a favore di professionisti del concorso riservato: perché questo siamo, lo rivendichiamo con orgoglio e lo gridiamo a gran voce. Professionisti che da troppi anni attendono un pieno e dignitoso riconoscimento del proprio ruolo.
Appello alla coerenza: basta silenzi strategici
Mentre una parte del sindacato rappresentativo sembra ignorare deliberatamente il dettato normativo in caso di esaurimento della graduatoria ordinaria, l’altra sigla si rifugia in un silenzio assordante. È tempo di abbandonare ogni ambiguità: le organizzazioni sindacali hanno il dovere deontologico di tutelare i diritti di tutti i lavoratori, a prescindere dalla graduatoria di appartenenza, incalzando il Ministero affinché il Decreto Ministeriale del prossimo agosto sulle assunzioni sia lo specchio fedele della legge.
La trasparenza non è un’opzione, ma un atto dovuto. È necessaria per i dirigenti "esiliati", di cui sosteniamo pienamente il diritto al rientro, ed è altrettanto doverosa per i vincitori del concorso riservato, che hanno il diritto a uno scorrimento celere della graduatoria, prima che il diritto al ruolo venga vanificato dal dato anagrafico.
Solo un'applicazione rigorosa della legge, senza sconti o interpretazioni di parte, potrà garantire pari dignità a tutta la categoria e assicurare alle scuole italiane la stabilità necessaria, chiudendo finalmente la lunga e logorante stagione dei ricorsi.
I Vincitori della Procedura Riservata (DM 107/2023)