Dirigenti Scolastici: la replica sulla procedura riservata
Una risposta ferma al Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione sulla validità della procedura riservata e il reale concetto di merito.
La polemica sollevata dai Dirigenti Scolastici fuori regione evidenzia le profonde contraddizioni di un sistema di reclutamento spesso opaco. È necessario ristabilire la verità dei fatti sulla procedura riservata per sanare ingiustizie che durano ormai da un decennio.
Replica al Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione: chi è senza peccato scagli la prima pietra
Abbiamo letto con un misto di stupore e amaro divertimento l’accorato appello del Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione. Appare quanto meno paradossale veder citato Cicerone (Quousque tandem...) per deplorare una presunta "orgia del demerito", quando a parlare è proprio chi ha beneficiato di quel medesimo sistema che oggi, con estrema disinvoltura, definisce "rotto".
Memoria corta e prove scritte
Cari colleghi, le "storture" che oggi denunciate con tanta foga non sono state generate dai candidati della procedura riservata, bensì dalle commissioni che hanno gestito il concorso bandito con D.D.G. n. 1259 del 23/11/2017. Quella procedura, giova ricordarlo, ha visto voi "dentro" e noi "fuori" per dinamiche che definire opache è un puro esercizio di cortesia istituzionale.
Se vogliamo parlare di merito, facciamolo seriamente. Dopo anni di attesa per l'accesso agli atti, disponiamo di materiale più che sufficiente per sostenere il confronto. Vi offriamo un piccolo "assaggio" della qualità di certi elaborati allora giudicati idonei rispetto a quelli scartati: il link con confronto tra una prova bocciata e una promossa. Analizzando i testi, sorge il legittimo sospetto che, tra le file di chi oggi grida allo scandalo, vi sia chi ha superato lo scritto con elaborati decisamente meno brillanti di chi fu ingiustamente escluso e che, ancora oggi, attende di poter finalmente "spiccare il volo", per usare parole vostre. Potremmo continuare questa analisi comparativa all'infinito; la documentazione in nostro possesso, ve lo assicuriamo, è vasta e circostanziata.
Procure e "voli" pindarici
È singolare che rivendichiate l'esclusiva del diritto al rientro, parlando come se foste al di sopra delle parti: vi invitiamo, con rispetto, a scendere dal piedistallo. Solo a voi dovrebbe essere concesso un diritto, quello di tornare a casa? Dimenticate forse che le commissioni del 2018, in diverse regioni, hanno operato con una discrezionalità tale da sfociare, in alcuni casi, in illeciti di profilo penale. Proprio questi episodi hanno spinto diverse Procure della Repubblica a indagare su quei "meriti" cristallini che oggi sbandierate come scudi. Su questo punto, nell'interesse della vostra stessa credibilità, sarebbe forse più saggio mantenere un profilo basso.
Mobilità e realtà normativa
Veniamo al presente, senza indugiare oltre su un passato che non vi dà ragione: se il 100% della mobilità interregionale non vi consente di "ritornare all'ovile", la responsabilità non è certo imputabile alla procedura riservata. Per legge, il nostro canale attinge esclusivamente da ciò che rimane dopo il completamento delle operazioni di mobilità.
Il vero nodo tecnico che fingete di ignorare, o che forse non conoscete, è l’accantonamento dei posti destinati al concorso ordinario (ex art. 10-bis, c. 1, D.L. 45/2025, conv. in L. 79/2025), garantito fino alla totale consistenza delle graduatorie. Scagliarsi contro il 40% destinato al riservato è un errore di mira grossolano, utile solo a distogliere l'attenzione dal problema reale: un sistema di reclutamento che, negli anni, ha stratificato procedure regionali (2011, 2023) e nazionali (2017, 2023) in modo schizofrenico e privo di una visione organica.
Il "Mostro" di carta e l'immobilismo sindacale
Avete ragione su un unico punto: il sistema attuale è un "mostro". Ma è un mostro generato da anni di gestioni fallimentari e sovrapposizioni normative gestite senza alcuna lungimiranza. Un caos alimentato anche dall'inefficienza di alcuni sindacati rappresentativi, più impegnati a competere per il tesseramento che a tutelare realmente i diritti della categoria.
Noi vincitori della procedura riservata non abbiamo creato alcun disordine; chiediamo semplicemente l’applicazione di una norma nata per sanare un'ingiustizia decennale. Invece di invocare Catilina, sarebbe più opportuno fare appello a un briciolo di onestà intellettuale. I "diritti acquisiti" valgono per tutti, non solo per chi ha avuto la sorte di trovarsi dalla parte giusta della barricata in un concorso che definire "discutibile" è, lo ribadiamo, un atto di estrema generosità.
I Vincitori della Procedura Riservata (DM 107/2023)