Disagio adolescenziale a Manfredonia: il CNDDU chiede un piano di prevenzione condiviso

Il disagio adolescenziale dietro i casi di alcol e minori a Manfredonia: il CNDDU chiede un Piano territoriale permanente di prevenzione.

15 giugno 2026 10:00
Disagio adolescenziale a Manfredonia: il CNDDU chiede un piano di prevenzione condiviso - Disagio giovanile
Disagio giovanile
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Il disagio adolescenziale torna al centro dell'attenzione dopo i fatti di Manfredonia, dove ragazzini di dodici e tredici anni sono stati coinvolti in episodi di consumo di alcol e sostanze stupefacenti in diversi spazi pubblici. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) invita a non fermarsi all'allarme sociale, ma a leggere questi comportamenti come il segnale di un malessere più profondo che riguarda l'intera comunità.

Disagio adolescenziale oltre l'allarme sociale

Le immagini raccontate dalla cronaca colpiscono e spaventano. Ridurre tutto alla paura, però, non aiuta a capire. Secondo il CNDDU il disagio adolescenziale va letto dentro le trasformazioni culturali e relazionali della società attuale. L'ingresso precoce nella trasgressione non è solo una violazione delle regole: racconta la fatica dei più giovani a riconoscere limiti condivisi e a dare un senso alle norme. Quando il bisogno di appartenenza trova risposta soltanto nel gruppo dei pari, senza riferimenti adulti autorevoli, la ricerca di identità si affida all'imitazione e alla sfida.

Alcol e minori il peso dell'età evolutiva

L'età dei protagonisti impone una riflessione seria. A dodici o tredici anni la personalità è ancora in piena formazione e ha bisogno di adulti vicini, coerenti e responsabili. Il tema alcol e minori non riguarda quindi solo il singolo gesto, ma un percorso di crescita lasciato spesso senza punti di riferimento. Quando mancano questi riferimenti nasce uno smarrimento in cui il confine tra autonomia e abbandono si fa indistinto. Per questo non basta cercare un colpevole tra genitori o ragazzi: la lettura sarebbe parziale e non aiuterebbe a costruire risposte efficaci e durature nel tempo.

Il patto educativo tra scuola e comunità

Una società educa anche con i suoi spazi, i suoi tempi e le relazioni che rende possibili. Quartieri privi di presìdi culturali, aree urbane degradate e luoghi di aggregazione senza figure competenti favoriscono una socialità costruita attorno al consumo. Va poi garantito il rispetto delle norme sulla vendita di alcolici ai minori, con controlli costanti e una vera cultura della legalità tra gli operatori economici. In questo quadro la scuola resta uno dei pochi luoghi dove promuovere pensiero critico, competenze emotive ed educazione alla convivenza democratica.

La proposta del CNDDU un piano territoriale

Il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, chiede di trasformare quanto accaduto in un'occasione di lavoro comune. La proposta è un Piano territoriale permanente per la prevenzione del disagio giovanile, capace di mettere insieme più soggetti. A collaborare dovrebbero essere: l'amministrazione comunale; le istituzioni scolastiche; l'Azienda Sanitaria Locale; i servizi sociali; le forze dell'ordine; la magistratura minorile; il Terzo Settore e le famiglie. La prevenzione autentica nasce dalla capacità di riconoscere le fragilità prima che diventino devianza.

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