Dispersione scolastica in calo: l'Italia raggiunge il traguardo PNRR

Il tasso di dispersione scolastica scende sotto il 10%, ma persistono divari tra Nord e Sud e allarmano le carenze di competenze implicite.

20 febbraio 2026 17:00
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I dati INVALSI confermano che la dispersione scolastica italiana è scesa sotto il 10%, centrando gli obiettivi in anticipo. Tuttavia, le fratture territoriali e l'abbandono implicito rimangono sfide cruciali per il sistema educativo nazionale e la tenuta economica del Paese.

I nuovi dati sulla dispersione scolastica e il target PNRR

Il sistema d'istruzione nazionale registra un progresso tangibile e statisticamente rilevante. Secondo le recenti analisi illustrate da Roberto Ricci, vertice dell'INVALSI, durante un panel su Rai Scuola, l'indice di abbandono degli studi è sceso per la prima volta al di sotto della soglia psicologica del 10%. Questa flessione permette all'Italia di centrare in anticipo il severo parametro del 10,2% fissato dal PNRR per il 2026, confermando un'inversione di rotta ormai divenuta strutturale negli ultimi anni accademici.

Geografia dell'abbandono: la spaccatura territoriale

La radiografia della penisola, tuttavia, restituisce un quadro profondamente asimmetrico. Il Paese risulta ancora polarizzato: il Centro-Nord consolida performance virtuose mantenendosi stabilmente sotto il 9%, mentre il Mezzogiorno, pur in netto miglioramento, sosta ancora al di sopra del 10%. A queste dinamiche macroeconomiche si sommano micro-fratture all'interno delle grandi aree urbane, con divari netti tra quartieri limitrofi. A livello continentale, pur registrando tassi elevati, l'Italia sperimenta un recupero accelerato rispetto alla media dell'Unione Europea, ricalcando le orme della transizione virtuosa completata dal Portogallo.

L'insidia silente: il deficit di competenze di base

Accanto al ritiro formale dai banchi, emerge l'urgenza di monitorare la dispersione implicita. Tale patologia scolastica colpisce chi ottiene la maturità senza possedere gli strumenti cognitivi adeguati in Italiano, Matematica e Inglese. Molti neodiplomati, infatti, mostrano un'alfabetizzazione tecnica equiparabile a quella del secondo anno delle scuole superiori. Questo deficit, avverte il presidente INVALSI, non matura improvvisamente alla fine del ciclo secondario, bensì rappresenta la cronicizzazione di insuccessi didattici incubati fin dalle aule della scuola primaria.

Prevenzione precoce e responsabilità della società civile

Il disinnesco della marginalizzazione educativa esige oggi un patto sociale allargato. L'utilizzo di set di dati avanzati per intercettare precocemente i segnali di rischio risulta un fattore strategico ineludibile. La prevenzione, sottolinea Ricci, deve coinvolgere l'intera comunità educante, partendo dal nucleo delle famiglie, specialmente nei contesti socioeconomici caratterizzati da profonda fragilità. Arrestare l'emorragia di talenti non è una prerogativa esclusiva del Ministero dell'Istruzione, ma rappresenta l'architrave istituzionale per garantire la coesione sociale, lo sviluppo economico e la continuità democratica della Nazione.

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