Docente precario va in pensione: risarcito con 14mila euro dal Ministero
Il Tribunale di Bari condanna il MIM per l'abuso dei contratti a termine verso un docente precario: riconosciuti diritti e indennità.
Storica sentenza del Tribunale di Bari riconosce 14mila euro a un insegnante di religione. L'uomo, docente precario per 16 anni, ha ottenuto giustizia grazie al ricorso della Uil Scuola contro la reiterazione abusiva dei contratti a tempo determinato.
La sentenza di Bari: vittoria per il docente precario
Una carriera spesa tra le aule scolastiche, garantendo continuità didattica ma senza mai ottenere la stabilità del posto fisso. Questa è la storia di un insegnante di religione che, dopo aver raggiunto la pensione, ha deciso di non archiviare sedici anni di instabilità lavorativa, trascinando il Ministero dell’Istruzione e del Merito davanti al giudice del lavoro. Il Tribunale di Bari ha emesso un verdetto che farà giurisprudenza: il dicastero di Viale Trastevere dovrà versare al pensionato un indennizzo di circa 14mila euro.
La somma, calcolata su una base di sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, sanziona quello che tecnicamente viene definito abuso nella reiterazione dei contratti a termine. Il lavoratore, impiegato ininterrottamente dal 2007 al 2023, aveva sottoscritto esclusivamente contratti con scadenza al 31 agosto. Tale dettaglio non è marginale: evidenzia come il docente occupasse posti vacanti e disponibili in organico di diritto, coprendo cattedre che avrebbero dovuto prevedere un’immissione in ruolo e non una sequela infinita di supplenze annuali.
L'impatto della Cassazione sul risarcimento docente precario
Il dispositivo della sentenza barese non nasce dal nulla, ma si ancora saldamente a un orientamento giuridico che sta mutando pelle, diventando sempre più severo nei confronti della Pubblica Amministrazione. Il fondamento giuridico di questa vittoria risiede nella recente pronuncia della Corte di Cassazione datata 23 novembre 2025. Gli ermellini hanno infatti tracciato una linea netta, rafforzando le tutele per i lavoratori della scuola vittime di sfruttamento contrattuale.
Secondo i giudici, il susseguirsi di contratti a tempo determinato senza valide ragioni sostitutive costituisce una violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE. Per il sistema scolastico italiano, spesso retto proprio sulle spalle del personale non di ruolo, questa interpretazione apre scenari di contenzioso enormi. Non conta che il rapporto di lavoro sia ormai concluso per pensionamento: il diritto al risarcimento per il danno subito durante gli anni di precariato non si prescrive con la quiescenza. La magistratura sta, di fatto, monetizzando il danno derivante dalla precarizzazione esistenziale e professionale.
La posizione sindacale e le prospettive future
Sul fronte sindacale, la pronuncia è stata accolta come un segnale inequivocabile di cambiamento. La Uil Scuola, che ha patrocinato il ricorso, sottolinea come la battaglia legale sia spesso l'unica via per ripristinare la legalità violata. Gianni Verga, segretario generale della Uil Scuola Puglia, ha commentato l'esito del giudizio evidenziando una "soddisfazione amara".
Sebbene il risarcimento economico rappresenti una vittoria tangibile e un atto di giustizia formale, nessuna cifra può realmente compensare una vita lavorativa trascorsa nell'incertezza del rinnovo annuale. Tuttavia, il precedente creato a Bari invia un messaggio chiaro a tutto il comparto istruzione: la gestione del personale scolastico tramite contratti a termine reiterati, specialmente su posti vacanti, espone lo Stato a un esborso economico considerevole. Per i tanti precari storici, ancora in servizio o già ritirati, questa sentenza rappresenta un invito a far valere i propri diritti pregressi, scardinando la prassi dell'accettazione passiva dell'instabilità.